Recensione #44 – Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini e Guida ai pizzi e alla pirateria per giovani gentildonne di Mackenzi Lee (Review party)

Il materiale per la recensione è stato fornito da Mondadori, che ringrazio per la fiducia.

Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini è un romanzo scritto da Mackenzi Lee. In Italia è stato pubblicato da Mondadori.

Henry “Monty” Montague è nato per essere un gentiluomo, ma né i collegi più esclusivi d’Inghilterra né la disapprovazione del padre sono riusciti a imbrigliare le sue passioni: il gioco, il buon vino, e l’amore di una donna. O di un uomo. Monty si è infatti innamorato perdutamente del suo migliore amico, Percy, con il quale parte per il Grand Tour: un ultimo anno di fuga e di follie edonistiche prima di assumersi le sue responsabilità di lord. Ma un’incauta decisione trasformerà quel viaggio in una caccia all’uomo attraverso l’Europa, mettendo in discussione tutto il mondo di Monty. 

Siamo nel 1700 a Cheshire, in Inghilterra. La sodomia è un reato punibile con la forca. Henry Montague, detto Monty, è innamorato del suo migliore amico, Percy.

Monty ha diciotto anni ed è in procinto di partire per il Grand Tour insieme all’amore della sua vita, prima che vada a studiare legge in Olanda. È stato espulso da Eton a causa dei suoi rapporti occasionali con persone del suo stesso sesso.

Ha un rapporto conflittuale con il padre, che è sempre stato severo con lui, per cercare di plasmarlo e affidargli la tenuta di famiglia. Non accetta la condotta deplorevole del figlio: Monty preferisce trascorrere il tempo a ubriacarsi, ad andare alle feste e a divertirsi con gli uomini e talvolta pure con qualche donna anziché pensare al proprio futuro, ai propri doveri. Vorrebbe fargli eliminare quei vizi che non si addicono a un gentiluomo, soprattutto l’interesse nei confronti dei maschi, con la minaccia di diseredarlo. L’uomo non si preoccupa della sua felicità, è molto più interessato alla facciata e all’onore.
Il loro legame ha causato a Monty profonde ferite, non solo fisiche, infelicità e paura di sbagliare, di non essere mai all’altezza.

Il Grand Tour è un’ancora di salvezza, una boccata di aria fresca, prima di ritornare in Inghilterra e assolvere i propri compiti. Lo scopo principale di Monty è trascorrere un anno in Europa con Percy, sapendo che non l’avrebbe più rivisto con la certa frequenza una volta che quest’ultimo si sarebbe trasferito in Olanda.
Poco prima della partenza, i piani del ragazzo vengono stravolti: il padre ha deciso di affiancargli un tutore/domatore, il signor Lockwood, e di far partire con loro anche la figlia, Felicity, per farla studiare in una scuola di buone maniere.

Quando arrivano in Francia, il giovane decide di fregarsene delle regole imposte dal sostituto del padre, di godersi Parigi e la compagnia di Percy.
Il Tour prende una piega inaspettata a causa di un furto compiuto da Monty.
Insieme al migliore amico e alla sorella, è costretto a scappare, cercando di non combinare altri guai e di diventare adulto e coscienzioso.

Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini è la storia di un’avventura, di un amore pieno di ostacoli, di un viaggio che si rivela di formazione.

Inizialmente Monty fugge dai propri problemi, rifugiandosi nell’alcol e nel divertimento. Non pensa di avere alcuna qualità, escluso l’aspetto estetico e le sue fossette, che spesso sfrutta a proprio vantaggio.
Talvolta i suoi atteggiamenti vengono scambiati per egoismo. Nessuno sembra capire la sua ribellione, il suo continuo lamentarsi del futuro che lo attende. Il giovane infatti non vorrebbe essere come il padre, vorrebbe essere libero di decidere, di sbagliare, di essere felice, nonostante altre persone siano meno fortunate. Percy soffre quando viene scambiato per il cameriere di Henry Montague a causa del colore della pelle e viene difeso da quest’ultimo.
Monty è molto diretto e non si rende conto che a volte risulta inappropriato. Altre volte, invece, non esterna ciò che prova. A causa di questo lato del suo carattere, rischia di ferire gli altri o di creare inutili incomprensioni.

Si è innamorato del suo migliore amico e questo lo tormenta: non vorrebbe perdere un’amicizia tanto preziosa e al contempo vorrebbe essere libero di baciare la persona che ama, stringerla tra le proprie braccia.
Sono sempre stati molto affettuosi tra di loro, ma questo non gli basta più.
Un segreto che Percy gli ha tenuto nascosto per molto tempo sembra incrinare il loro legame, che, inevitabilmente, cambia. Monty è disposto a migliorare e al tempo stesso a rischiare la propria vita (e quella degli altri) per le decisioni che prende dopo una confessione che spiazza il protagonista e anche il lettore.

Tra incontri/scontri con nobili, alchimisti e pirati, il viaggio del giovane diviene un’opportunità di crescita personale, una lezione su ciò che conta davvero nella vita. Farsi guidare dalla bramosia, anche a costo di ferire gli altri, non serve a niente e non dona gioia. Che senso avrebbe vivere in eterno senza le persone amate e senza neppure un briciolo di felicità?

I due fratelli Montague imparano a conoscersi e a volersi bene. Non sarebbe mai successo se non fossero partiti per il Gran Tour. Ognuno scopre qualcosa dell’altro che non sapeva prima di partire.
Il carattere impulsivo e spesso sconsiderato di Monty si scontra con quello riflessivo e razionale di Felicity, la cui presenza si rivela indispensabile.
Al contrario, Percy è più timido, dolce e ragionevole. I due si completano.

Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini affronta temi che purtroppo sono ancora attuali, quali la difficoltà di accettare la propria natura, i pregiudizi nei confronti degli omosessuali, il razzismo e il maschilismo.

Mackenzi Lee ci insegna che nonostante gli ostacoli possano sembrare insormontabili, dobbiamo affrontarli, conviverci. Spesso li creiamo noi stessi per sabotarci. Scegliere la strada più facile e non quella che desideriamo percorrere ci rende inevitabilmente infelici.

Bellissimo il riferimento al kintsukuroi, una pratica diffusa in Giappone che consiste nella riparazione di oggetti in ceramica con l’oro o con la polvere dell’oro. Rappresenta l’anima del romanzo, in particolare il legame che unisce Monty e Percy.

In definitiva, Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini è un romanzo d’avventura capace di emozionare e arricchire. Le descrizioni sono un po’ troppo didascaliche e a volte rallentano la lettura. I personaggi, invece, sono caratterizzati bene, i dialoghi funzionano e il linguaggio è consono al periodo storico. I temi affrontati nel romanzo vengono gestiti con sapienza. Non mancano i colpi di scena e la suspense fino al commovente finale. Ogni elemento e ogni personaggio è importante per l’evoluzione del protagonista.

Lo consiglio a tutti, in particolare a chi cerca un libro per staccare la spina, perdendosi tra le pagine di un “magico” e rocambolesco viaggio che finisce per cambiare un tipo testardo come Monty e, perché no, anche chi lo legge.

Guida ai pizzi e alla pirateria per giovani gentildonne è un romanzo scritto da Mackenzi Lee. In Italia è stato pubblicato da Mondadori.

Felicity Montague ha due obiettivi nella vita: evitare il matrimonio con Callum Doyle e iscriversi alla facoltà di medicina, riservata agli uomini. Una speranza però c’è: l’eccentrico dottor Alexander Platt sta cercando assistenti. Felicity dovrebbe recarsi da lui in Germania, ma non ha i soldi per il viaggio. Fortunatamente una donna misteriosa si offre di pagarglielo, purché la porti con sé travestita da sua cameriera. Quali sono i veri motivi di tanta insolita generosità?

Edimburgo, 1700.
Felicity Montague ha sedici anni e un sogno: diventare medico. Per poterlo realizzarlo, sarebbe disposta a tutto.
Quando Callum Doyle, il suo datore di lavoro, le chiede di sposarlo, scappa a Londra da suo fratello Monty, l’unica persona della famiglia Montague che la considera.
Proprio come lui è determinata e ribelle: ha sempre letto libri di medicina spacciandoli per romanzi d’amore, testi che le sono sempre stati vietati in quanto donna. Infatti è disdicevole avere delle aspirazioni differenti da quelle imposte dalla società patriarcale e retrograda. Una gentildonna dovrebbe accettare il suo destino, sposandosi con un uomo che neanche ama e facendo dei figli con lui. Ma a Felicity queste cose non le interessano, non la fanno sentire completa.

L’incontro con Sim, una donna musulmana, spingono la giovane ad abbandonare la propria razionalità e fare una follia. Decidono di partire per Stoccarda con l’intenzione di incontrare il dottor Alexander Pratt, l’idolo di Felicity, e la sua futura moglie nonché amica d’infanzia della ragazza, Johanna Hoffman. Per destare meno sospetti, Sim si finge la cameriera della signorina Montague.

Ritrovare un’amicizia perduta e al contempo parlare con un esperto di medicina sembra quasi un sogno, ma niente è come sembra…

Felicity ha sempre pensato di non essere normale, di essere diversa dalle altre donne. L’amore non le interessa, non ha sentito nulla quando è stata baciata; al contrario, ha sete di conoscenza, vorrebbe sapere chi è, comprendere i meccanismi del corpo umano e della vita. Non ha un legame con il padre, è sempre stata invisibile ai suoi occhi.

È intelligente, forte e ostinata. Ha eretto dei muri invalicabili per paura di soffrire rimanendo sola. Si mostra sicura di sé, ma in realtà anche lei ha delle ferite profonde che nasconde per non essere sopraffatta. Se abbassasse la guardia, non verrebbe presa sul serio dagli uomini. Deve combattere il pregiudizio della società e per farlo è costretta a sacrificare amicizie e affetti. Felicity ha pensato che Johanna si fosse arresa, che avesse perso interesse nelle cose importanti per entrambe per preferire le “cose da donna” imposte dagli uomini. Quest’ultima si è sentita giudicata.
Ha l’abitudine di alzare gli occhi al cielo quando è contrariata e le capita sovente di indignarsi perché dovrebbe essere libera di poter fare ciò che vuole, di essere ciò che vuole, senza condizionamenti esterni.
Il suo carattere spigoloso fa scappare gli altri.

Incontrare Sim e tornare a parlare con Johanna le permette di capire che a volte lottare per degli ideali o impuntarsi non serve a niente, che esiste sempre un’alternativa, un compromesso per essere qualcuno lo stesso.

Non sempre è facile andare d’accordo e fidarsi le une delle altre. Se da un lato Johanna ama gli animali, partecipa alle feste, che Felicity odia, ed è loquace, dall’altro Sim è misteriosa, silenziosa e indipendente. Il collante è proprio la signorina Montague.

Guida ai pizzi e alla pirateria per giovani gentildonne è una storia sulla forza delle donne, sull’amicizia, sulla crescita persona, sugli ideali e sui sogni.

Felicity, Sim e Johanna sono tre donne diverse con un unico desiderio comune. La prima è la parte razionale e analitica del gruppo, la seconda la parte furba e calcolatrice e la terza quella sensibile.
C’è un filo invisibile che le lega. La loro è un’amicizia particolare, non convenzionale. Tutte e tre hanno scelto la strada più difficile per ottenere ciò che hanno sempre voluto: rispetto, considerazione, parità e soprattutto libertà di essere. Per troppo tempo sono state costrette a dimostrare qualcosa agli altri con la speranza di essere accettate. Sono sopravvissute soltanto grazie agli affetti più sinceri (ad esempio, Monty e Percy per Felicity o il cane Max per la dolce Johanna).

Anche in questo caso vengono affrontati argomenti attuali, quali la ricerca del proprio posto nel mondo e dell’uguaglianza di genere, il sessismo e l’amicizia.

Mackenzi Lee ci fa capire che a volta lottiamo per le cose sbagliate o che lottiamo per le cose giuste nel modo sbagliato. Inseguire i propri ideali è nobile, ma si rischia di perdere di vista ciò che conta. Si può essere qualcuno indipendentemente dai riconoscimenti ufficiali e dal pensiero della società. Dovremmo imparare a cercare la felicità dentro di noi, senza arrenderci e piegarci al volere degli altri, ma al tempo stesso dovremmo comprendere quando è arrivato il momento di fermarci e trovare un’altra meta. Una strada diversa da quella che ci eravamo prefissati non ci porta a fallire, ci rende completi e fieri di noi stessi.

In definitiva, Guida ai pizzi e alla pirateria per giovani gentildonne è un romanzo che dà spazio alla voce femminile, in grado di arricchire ed emozionare il lettore. L’inizio è più lento e meno incisivo del precedente libro e le descrizioni sono sempre un po’ troppo didascaliche. Anche stavolta l’autrice ha caratterizzato bene i personaggi. I dialoghi continuano a funzionare e i colpi di scena mantengono il ritmo incalzante fino a un finale imprevedibile.

Lo consiglio a tutti, soprattutto alle voci che ogni giorno vengono schiacciate, a chi si sente invisibile e vorrebbe soltanto essere notato, a chi cerca una lettura dedicata alle donne senza inutili sentimentalismi e luoghi comuni.

Vi auguro di essere tutto ciò che avete sempre voluto essere!

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