Recensione #61 – Come una piuma di Dayna Lorentz [review party]

Come una piuma è un libro scritto da Dayna Lorentz. In Italia è stato pubblicato da DeAgostini.

Reenie è sola, è arrabbiata, niente di quello che fa è mai abbastanza. Forse è per questo che sua madre l’ha abbandonata, lasciandola a vivere nella tenuta in campagna della zia. Rufus invece non è mai stato solo, finora. È sempre stato accudito e nutrito, nel nido dell’Albero Casa, ma dall’incontro notturno con un immenso mostro con i fanali accesi, mamma gufa non è più tornata da lui. Rufus però non può restare ad aspettarla per sempre, deve uscire, se vuole sopravvivere, anche se nessuno gli ha ancora insegnato a cacciare. Basta un piccolo passo fuori dal nido e Rufus cade. Non ha fratelli, non ha amici. Nemmeno Reenie ha fratelli o amici, e la nuova scuola è sempre implacabile con “la ragazza nuova”, ma poi la zia le chiede di occuparsi di un piccolo gufo ferito che ha raccolto sul ciglio della strada e Reenie è costretta a tornare a lottare. In quel momento, per Rufus, il gufo orgoglioso che detesta le creature non piumate, e per Reenie, la ragazzina che conosce solo la tristezza, il buio diventa meno minaccioso. E finalmente non più soli, entrambi si preparano a dispiegare le loro magnifiche ali. 

Reenie è costretta a trasferirsi da una vecchia zia in campagnia. Si sente sola e abbandonata. Sa che è soltanto un soggiorno provvisorio, che prima o poi dovrà andarsene, quando la mamma starà meglio.Un giorno, lei e la prozia trovano un gufo solo e ferito e decidono di portarlo a casa per curarlo e per aiutarlo a ristabilirsi…

Come una piuma è un libro per bambini che racconta la straordinaria amicizia tra un’umana e un animale selvatico.


Maureen L’Esperance, detta Reenie, è una ragazzina che è stata costretta a crescere in fretta: il padre non si è mai fatto vedere e la madre soffre di depressione. Non ha mai avuto una sistemazione fissa e dei veri amici.Si presenta come una persona molto testarda e al contempo spaventata all’idea di affezionarsi e di perdere tutto, di nuovo. Ha paura dell’abbandono.Dopo essersi trasferita a Branford, da Beatrice Prince, una sorella della nonna che non conosceva, impara a fidarsi di se stessa e degli altri, scopre la passione per la falconeria e diventa anche più coraggiosa.


Secondo è un gufo della Virginia. Dapprima vive con Madre nel bosco e non ha ancora imparato a cacciare. Si sente inferiore alla sorella, Prima, che si diverte a prenderlo in giro in più di un’occasione.Appare come un animale fifone e insicuro, il Peggior Gufo Della Virginia Che Sia Mai Esistito.Quando si ritrova da solo, non è pronto a diventare il predatore della foresta che dovrebbe essere: non sa procacciarsi il cibo e viene addirittura ferito da animali più piccoli. La vicinanza con Reenie (per lui Riccioli Marroni), che lo ribattezza Rufus, è fondamentale: ogni giorno gli permette di comprendere il proprio valore, come gufo e come creatura vivente. Secondo infatti si rivela più talentuoso di quello che avrebbe pensato.


Reenie e Rufus stringono uno strano legame che permette a entrambi di cambiare, di migliorare, e di condividere Sentimenti Buoni. Entrambi, in un certo senso, hanno perso la propria madre e devono crescere con le proprie sole forze. Con il tempo si rendono conto che bisogna provare prima di arrendersi a un’esistenza a metà.


Anche i personaggi secondari, come la zia Bea, la poiana RedJaxon e Jamie, aiutano i due protagonisti nel loro percorso di crescita e soprattutto a sentirsi parte di un’insolita famiglia.

Come una piuma è un romanzo di formazione, una storia di crescita personale, di fiducia e di affetto. 

Affronta con delicatezza tematiche importanti e attuali, quali la salute mentale, la solitudine, la paura e l’insicurezza.


Insegna a grandi e piccini che il vero nemico, più feroce di qualsiasi animale selvatico, è la paura. Tutti dovrebbero trovare il coraggio di parlare chiaro con gli altri, esprimere i propri sentimenti per non perdere tante occasioni importanti e soprattutto per non ferire nessuno con inutili fraintendimenti. Aprire il proprio cuore agli altri è il primo passo per stare meglio. Chiunque di noi teme di essere abbandonato, ma questo fa parte della vita: per essere felici, a volte, bisogna correre il rischio. 


L’autrice fa capire al lettore l’importanza di imparare a lasciare il nido, con i propri tempi. Non è una gara, ognuno deve trovare il momento giusto per alzarsi in volo e raggiungere un nuovo posatoio. Tutti possono avere un talento, va soltanto riconosciuto e sviluppato. Talvolta le regole non scritte della natura andrebbero infrante per trovare la propria strada, il proprio posto nel mondo. 


La vita è piena di pericoli e di ostacoli, ma bisogna affrontarla. È dannoso rinchiudersi per timore e accettare la comodità. Quando si ha una vera opportunità, la si dovrebbe cogliere. 


Si diventa grandi nel momento in cui si fanno delle scelte difficili.

In definitiva, Come una piuma è un racconto formativo, profondo e toccante. La trama è originale. La narrazione risulta un po’ lenta all’inizio, il ritmo diventa incalzante verso la metà del libro e le emozioni si concentrano alla fine. I personaggi sono caratterizzati abbastanza bene. Il finale non delude.
Lo consiglio soprattutto a chi non ha ancora trovato il coraggio di provare a spiccare il volo, a brillare o a realizzare i propri sogni.

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Recensione #60 – Piccoli gesti che fanno bello il mondo di Loll Kirby e Yas Imamura [review party + blogtour]

Piccoli gesti che fanno bello il mondo è un libro scritto da Loll Kirby e illustrato da Yas Imamura. In Italia è stato pubblicato da Deagostini.

A volte basta un piccolo gesto di gentilezza per cambiare la vita di chi ci sta accanto. Leggi le storie delle ragazze e dei ragazzi che si impegnano tutti i giorni per rendere il mondo un posto migliore…
Età di lettura: da 6 anni.

Piccoli gesti che fanno bello il mondo è un libro per bambini che raccoglie dodici iniziative di ragazzi e ragazze che hanno reso il nostro mondo più bello.

C’è chi ha ideato cani robot per assistere le persone non vedenti, chi ha fondato un programma di beneficenza per fornire acqua potabile, chi protegge i bambini che vivono in strada o chi offre cure mediche a persone ferite o malate.
Piccole azioni che servono ad aiutare chi è in difficoltà, chi fa parte di una minoranza etnica, chi si sente solo, chi ha problemi con la propria salute mentale.
Ogni persona ha diritto ad avere cure mediche, cibo, acqua potabile, a sviluppare i propri talenti e inseguire un sogno; tutti meritiamo di vivere un’esistenza degna di questo nome.
I protagonisti sono degli eroi, hanno un grandissimo cuore e tanta inventiva.

La parola d’ordine, che si percepisce tra le pagine di Piccoli gesti che fanno bello il mondo, è inclusione: nessuno deve sentirsi escluso, solo, abbandonato.
Questi giovani ci fanno capire che sarebbe bello vivere in un mondo più equo, dove la diversità andrebbe considerata come un arricchimento per l’anima e non come motivo di disprezzo e di odio.

Attraverso le loro imprese, anche il lettore più piccoli può riflettere e acquisire maggiore consapevolezza su temi importanti e attuali, come l’inclusione, la solitudine, la povertà, le difficoltà dei Paesi più poveri, la collaborazione.
Potrebbe addirittura desiderare dare una mano a sua volta.

Non ci vengono soltanto raccontate le dodici azioni, ci vengono fornite delle informazioni utili. Ad esempio, in Indonesia una persona su dieci non ha accesso all’acqua potabile in prossimità della propria abitazione.
Sono realtà che ci sembrano così distanti, eppure chiunque di noi potrebbe avere bisogno di un aiuto.

I piccoli gesti possono salvare la vita o almeno migliorarla. Spesso provengono proprio da persone che a loro volta sono state salvate e che conoscono bene le difficoltà.

Le storie vengono accompagnate dalle bellissime illustrazioni di Yas Imamura, arricchendo l’opera con un tocco di modernità e di minimalismo.

La prefazione è stata scritta da Michael Platt, promotore di un’equa distribuzione del cibo e fondatore di Michael’s Desserts.

Sono stati inseriti anche dei consigli semplici da attuare per rendere il mondo più bello.

In definitiva, Piccoli gesti che fanno bello il mondo è un libro facile da leggere e da capire per un bambino, toccante e motivazionale anche per un adulto. È impossibile smettere di pensare a questi piccoli grandi eroi.

Lo consiglio a tutti.

APPROFONDIMENTO

Kesz dalle Filippine
Protegge i bambini che vivono per strada tramite la sua organizzazione, Championing Community Children.

Kesz Valdez
Classe 1998.
È il primo sud-est asiatico a ricevere il Premio internazionale per la pace dei bambini e finora è il più giovane tra coloro che hanno ottenuto questo riconoscimento.
Nato nelle Filippine, all’età di due anni, Kesz veniva costretto dal padre a raccogliere la spazzatura per guadagnare denaro. A quattro, dopo essere scappato di casa, cercava di sopravvivere nella discarica.
Un giorno, Kesz cadde in un mucchio di immondizia in fiamme e rimase ferito in modo grave. Un assistente sociale lo aveva poi portato in ospedale. Da quel momento in poi, l’uomo aveva iniziato a prendersi cura di lui, gli aveva dato cibo e vestiti a sufficienza e gli aveva dato la possibilità di andare a scuola e sentirsi al sicuro.
In occasione del proprio compleanno, Kesz aveva richiesto delle ciabatte da donare ai bambini di strada. Da questo piccolo gesto è nata la Championing Community Children, fondata dallo stesso nel 2006.

Grazie a lui, migliaia di bambini di strada hanno ricevuto Gifts of Hope, una scatola contenente ciabatte, dentifricio e spazzolino, vestiti, dolci, giocattoli. Ogni anno, più di centocinquanta bambini di strada vengono informati su salute, igiene e alimentazione.

Il suo motto è: “Cambiamo il mondo, un cuore alla volta.

L’organizzazione si impegna a fornire informazioni utili sui diritti dei bambini, l’alimentazione e l’igiene per la sopravvivenza. I bambini di strada vivono nelle discariche a cielo aperto, sono affamati e non hanno accesso all’assistenza sanitaria. Sono vulnerabili a malattie e infezioni. Avendolo vissuto in prima persona, Kesz considera una priorità insegnare loro come mantenersi puliti, lavarsi i denti e pulire le ferite. Per ottenere dei risultati duraturi, i bimbi vengono addestrati a istruirsi a vicenda e la rete di insegnamenti si allarga.

KidsRights lavora con i bambini per creare un mondo in cui i loro diritti siano garantiti e in cui siano in grado di realizzare il loro grande potenziale. Aiuta Kesz nella sua lotta per i diritti dei bambini di strada sostenendo vari progetti nelle Filippine. Ha sostenuto la sua organizzazione C3 e altre due organizzazioni locali per fornire ai bambini di strada cure mediche, istruzione e protezione.
Uno dei progetti, in cui ai bambini viene fornita un’istruzione di base in modo che possano eventualmente iscriversi all’istruzione ufficiale, è stato ampliato dal governo e dall’UNESCO.


KidsRights e altre organizzazioni sono state coinvolte in una campagna per prevenire la violenza sui bambini (Global Partnership to End Violence Against Children) avviata dall’UNICEF e dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Kesz Valdez è fonte di ispirazione per tutti i bambini che sono costretti a vivere nelle discariche.

Fonte: kidsrights.org

Ringrazio Deagostini per avermi permesso di leggere il libro in anteprima.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐/5

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Days

Davanti all’altare ti direi sempre di sì.

Se soltanto non fosse una bugia.

Un inganno della mente.

Just a illusion.

Dipingi le mie giornate di giallo.

Ciò che vedo da qui.

I tuoi occhi nei miei.

Abbasso lo sguardo, (quando) tu mi guardi.

Abbassi lo sguardo, (quando) io ti guardo.

Sii onesto.

Il fiore sboccerà anche questa primavera.

You know.

Anche quando il mio corpo è sfiancato,

penso solo a te.

Anche quando il mio cuore è in lacrime,

penso solo a te.

Ti cerco in ogni dove,

nel testo di questa canzone.

Ma sei solo un’illusione.

Ti cerco con lo sguardo,

ti cerco con le mani.

Ma sei solo un’illusione.

Passo la notte a guardare video su YouTube

e al mattino sono stanco,

ma tu dipingi le mie giornate di giallo.

Sei solo un’illusione.

Un’illusione.

Recensione #59 – Bianco Nero Rosso di Melissa Miele

Bianco Nero Rosso è un romanzo scritto da Melissa Miele e pubblicato da Eroscultura Editore.

Ginevra, una donna spietata e fredda, alla ricerca solo del godimento personale. Valerio e Martino, due ragazzi che perdono ogni ragione per lei e decidono di combattere per conquistarla. Inizia così un gioco di predomini, un intreccio di sentimenti non ricambiati e di sesso mai completo. Una situazione che lascia insoddisfatti i due uomini, ma chi comanda è sempre lei, che decide come giocare o fin dove spingersi, senza pietà. Ginevra sa bene quello che desidera e non le importa dei loro conflitti: vuole il piacere a qualsiasi costo, vuole dare inizio a eccitazioni potenti, ma è anche una persona che farà emergere nuove verità e differenti consapevolezze. Grazie al suo dominio, si scopriranno situazioni insolite, ci saranno sentimenti ed emozioni forti, che porteranno alla luce tradimenti e inganni. Chi si nasconde dietro questa donna sensuale e dominatrice? Ma soprattutto, è davvero lei ciò che i due uomini desiderano? Un racconto di passioni, tormenti e sofferenze che avranno il potere di trasformarsi in vero amore. E se pensi che non possa più sorprenderti, lasciati catturare dalle sue tonalità più eccitanti. 

Bianco Nero Rosso è un romanzo erotico, a tratti romantico e sofferto.

Ginevra conosce Valerio e Martino a una festa di ex compagni di liceo e si diverte con entrambe. I due giovani uomini perdono la testa per lei e fanno di tutto per ritrovarla.
Quando riescono a rintracciarla, lei dà il via a uno strano gioco di dominazione…

Ginevra ha venticinque anni, i capelli rossi e un bel fisico; è consapevole di attirare le attenzioni della gente. Disinteressata ai sentimenti altrui, pensa soltanto alle proprie voglie.
Lavora come ghostwriter per un’agenzia, intervista personaggi famosi e partecipa a eventi esclusivi, sfilate di moda e brunch. È una donna libera, indipendente, che si sveglia tardi e che non ha bisogno di una relazione seria per essere felice.
Si dimostra scaltra e fredda, una vera dominatrice: a letto è lei che comanda, che detta le assurde regole che i due rivali seguono alla lettera.
Non ha fiducia nelle altre persone e cerca sempre un modo per non farsi fregare.

Valerio Borghesini ha ventisette anni ed è un militare. Proviene da una famiglia nobile di Roma, che vorrebbe che trovasse una donna da sposare. Ha i capelli neri ed è robusto. Non gli piace farsi sottomettere, tuttavia assume un atteggiamento passivo con il padre.
Ha un bel rapporto con il suo collega, Renato, che spesso lo prende in giro per gli ideali di stampo fascista in cui crede (la fede in Dio, l’amore per la patria, la famiglia che desidera in futuro).
È un giovane uomo troppo inquadrato e ancorato al passato. Ha un atteggiamento rude come forma di protezione, una maschera che indossa per non farsi schiacciare, soprattutto a causa dal trattamento che ha subito fin dall’infanzia.
Nonostante sia di bell’aspetto, non ha ancora trovato la persona giusta da presentare ai genitori. Vorrebbe essere amato per ciò che è e non per il suo titolo nobiliare.

Martino Bonetti ha ventisette anni e i lunghi capelli biondi. Viene da una famiglia proletaria, è di sinistra e ha sempre lottato per la libertà e combattuto contro le ingiustizie.
È intelligente e si dimostra meno duro di Valerio, si lascia sottomettere con più facilità e lamentandosi meno.
Ha un animo poetico e ama la musica. In attesa di iniziare a lavorare come insegnante di Lettere, fa volontariato presso una casa di riposo. Si occupa di fare compagnia agli anziani o di distribuire i pasti.
Si è affezionato a Gino, che vede come un nonno. È con lui che si confida, ricevendo spesso consigli inappropriati per un uomo di una certa età.

Valerio (nero) e Martino (rosso) non potrebbero essere più diversi, ma con il tempo imparano a conoscersi, a confrontarsi e ad allearsi per un obiettivo comune: conquistare Ginevra (bianco), la donna per la quale hanno rinunciato a tutto. È lei il collante, ciò che li unisce e li fa avvicinare, fino al punto di non ritorno.

Quello che inizia come un gioco, fatto di regole assurde, si trasforma in qualcosa di più forte e al contempo doloroso.

Bianco Nero Rosso è una storia di crescita interiore, di maturazione, ma anche di accettazione, di fiducia e di scoperta.

Nonostante le numerose scene passionali, il romanzo affronta tematiche importanti: la sincerità alla base dei rapporti umani, il complicato legame con la famiglia, la lealtà, la passione non soltanto come atto fine a se stesso, la ricerca della propria sessualità, la forza dell’amore.

Spesso le persone tendono ad accettare una vita imposta, che porta all’infelicità, alla rabbia, alla frustrazione. Si illudono di desiderare qualcosa per non ammettere la natura dei sentimenti che provano, per sentirsi meno sole. Prendono decisioni sbagliate o perdono la propria dignità in nome di un’infatuazione momentanea, uno specchietto per le allodole difficile da scacciare. A volte è meglio fingere di non vedere la realtà, fa meno male.
Mentiamo a noi stessi perché l’amore ci spaventa, ci travolge, ci graffia l’anima.

È un invito a essere sinceri perché l’onestà paga sempre e dona un sincero appagamento e la vera felicità, quella che tutti cercano. Bisognerebbe solo seguire ciò che grida il cuore, quell’unico nome impresso nelle sue pareti.

Il lettore non si ritrova tra le mani un romanzo erotico banale e senza trama, al contrario rimane spiazzato da alcuni risvolti e ha modo di riflettere su aspetti attuali molto significativi.

In definitiva, Bianco Nero Rosso è un libro piccante, originale e commovente. I personaggi principali sono caratterizzati bene. I dialoghi sono esilaranti, in particolare i botta e risposta tra Valerio e Martino, e si rivelano uno dei punti forti del romanzo. La narrazione è scorrevole e il linguaggio è adeguato al genere e alla trama.
Lo consiglio a chi cerca una lettura interessante e coinvolgente, a chi è innamorato dell’idea dell’amore ed è un sognatore e anche a chi, come me, non legge molti romanzi erotici perché quest’opera è capace di sorprendere il lettore.

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Recensione #58 – Un litro di lacrime di Aya Kitō

Un litro di lacrime è un diario scritto da Aya Kitō e pubblicato in Italia da Rizzoli.

Nel vasto mondo asiatico, il diario di Kito¯ Aya ha conosciuto un successo inarrestabile: pubblicato sul finire degli anni Ottanta in Giappone, ha venduto oltre un milione di copie. Una platea affollata per il racconto in prima persona di una ragazzina quindicenne che ha ispirato e incantato un intero continente. Aya racconta dieci anni della propria vita, racconta l’adolescenza e l’inizio dell’età adulta, una vita come tante, ma senza prospettiva, un’esistenza minata dalla malattia, ecco la differenza. Ed è racchiusa qui la potenza di queste pagine: nella ribellione, nell’ironia, nella fragilità che si trasforma in forza, che fanno di Aya un simbolo, una figura di culto. Perché, al di là della sua particolare condizione, è riuscita a gridare con voce limpida cosa vuol dire diventare grandi, e a contare quante lacrime servono per affrontare le sconfitte. Inedito per trent’anni in Europa, il diario di Aya arriva oggi a noi con la stessa, rara forza di allora.

Un litro di lacrime non è un libro come gli altri, si tratta della testimonianza di una ragazza, affetta da atassia spinocerebellare e morta a soli venticinque anni.

Aya Kitou, così si chiamava, era una persona dolce, gentile e sensibile, con la lacrima facile e il cuore colmo di speranza e di amore.

I diari di Aya ci raccontano una malattia spietata. Le tante domande che si poneva si alternano a momenti più o meno spensierati. Le pagine che riempiva d’inchiostro e, talvolta anche di lacrime, erano un grido di aiuto. Aya voleva vivere, Aya voleva guarire.

Sapeva che non esisteva una cura, eppure aveva lottato contro la malattia fino alla fine. Nonostante non avesse vinto la propria battaglia, era stata comunque una fonte di ispirazione per gli altri. E i suoi diari continuano a esserlo, per tante persone, in tutto il mondo.

L’atassia spinocerebellare, che distrugge i gruppi di cellule del cervelletto, le aveva tolto tutto, ma non aveva mai pensato di togliersi la vita.

Senza saperlo, Aya era forte. Lo era quando, a quindici anni, era caduta la prima volta, per poi scoprire di essere malata. Lo era quando aveva lasciato il liceo Higashi ed era stata ammessa alla scuola per disabili Okayo. E lo era quando aveva iniziato ad avere problemi di deglutizione o di pronuncia.

Aya non si era mai arresa.

I testi sono imperfetti, soprattutto quando faticava a scrivere, per farci capire che siamo umani, con le nostre debolezze, le nostre fragilità, ma anche con il nostro coraggio e la voglia di farcela.

Aya non aveva sogni e pensava di non essere in grado di ricambiare cure e affetto: si sbagliava, grazie alla forza d’animo che la contraddistingueva, aveva imparato a farsi amare da tutti, lasciando una traccia di sé nei loro cuori. E persino in quelli di chiunque l’abbia letta.

Non me la sento di “giudicare” l’opera dal punto di vista tecnico, sarebbe irrispettoso. Posso soltanto dirvi ciò che mi ha trasmesso: rabbia nei confronti della vita, spesso troppo ingiusta nei confronti di alcune persone; frustrazione, la stessa provata più volte da Aya; dolore; forza.
Ho capito che dovrei smetterla di lamentarmi per delle sciocchezze e che non devo arrendermi per realizzare i miei sogni e soprattutto per essere felice.
Tutti noi dovremmo vivere il presente e impegnarci per non avere rimpianti.


Vi invito a leggere Un litro di lacrime perché è qualcosa di meraviglioso, come lo era Aya.

Che problema c’è a cadere?
Puoi sempre rialzarti.
Quando cadi, solleva gli occhi al cielo.
Anche oggi si stende sopra di te, azzurro e sconfinato.
Riesci a vederne il sorriso?
Sei vivo.
(pag. 56)

Proprio così: la felicità non è qualcosa che si trova facilmente. Per questo, quando alla fine riesci a raggiungerla, ti senti leggero e pensi che persino la sua ricerca sia stata bella. (pag. 73)

Voglio respirare a pieni polmoni l’azzurro del cielo.
Un vento rinfrescante, carico di sentore di menta, mi accarezzerà dolcemente la guancia?
Le nuvole, bianche e sparse, si riflettono ne tuoi occhi limpidi…
Potessero accogliere questo istante meraviglioso che mi ha vista sognare…

Alzo lo sguardo al cielo azzurro. Vorrei alzarmi in volo senza risparmiare le forze.
Un manto di piume blu cobalto mi avvolgerà leggero?
Senza più sentirmi brutta. Convinta che esista un luogo in cui possa essere d’aiuto a qualcuno.
(pag. 138)

Adesso non può più fare nemmeno quello. Eppure, mentre combatte con tutte le se forze contro la malattia, so che nel suo cuore continua a scrivere. (pag. 156)

Dottoressa, io… potrò sposarmi? (pag. 168)

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San Valentino – Cosa leggere per l’occasione?

Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini / Guida ai pizzi e alla pirateria per giovani gentildonne Mackenzi Lee 

Henry “Monty” Montague è nato per essere un gentiluomo, ma né i collegi più esclusivi d’Inghilterra né la disapprovazione del padre sono riusciti a imbrigliare le sue passioni: il gioco, il buon vino, e l’amore di una donna. O di un uomo. Monty si è infatti innamorato perdutamente del suo migliore amico, Percy, con il quale parte per il Grand Tour: un ultimo anno di fuga e di follie edonistiche prima di assumersi le sue responsabilità di lord. Ma un’incauta decisione trasformerà quel viaggio in una caccia all’uomo attraverso l’Europa, mettendo in discussione tutto il mondo di Monty.

Felicity Montague ha due obiettivi nella vita: evitare il matrimonio con Callum Doyle e iscriversi alla facoltà di medicina, riservata agli uomini. Una speranza però c’è: l’eccentrico dottor Alexander Platt sta cercando assistenti. Felicity dovrebbe recarsi da lui in Germania, ma non ha i soldi per il viaggio. Fortunatamente una donna misteriosa si offre di pagarglielo, purché la porti con sé travestita da sua cameriera. Quali sono i veri motivi di tanta insolita generosità?

 recensione • cartaceo ebook

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Your NameMakoto Shinkai

Mitsuha, una liceale che vive in una città di montagna, si ritrova, in sogno, nei panni di un ragazzo. Una stanza mai vista prima, amici che non conosce e Tokyo che si estende davanti a lei. Nel frattempo, Taki, un liceale che abita proprio a Tokyo, vive la stessa esperienza, ritrovandosi, in sogno, nel corpo di una ragazza, in una città sperduta fra le montagne. Presto si accorgeranno dello “scambio” onirico, ma… L’incontro di due realtà così diverse mette in moto gli ingranaggi del destino.

ebook cartaceo

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La fabbrica dei cuori abbandonati Elisa Fumis

Al Polo Nord c’è una fabbrica dove alcuni elfi raccolgono, aggiustano e impacchettato i regali che sono stati abbandonati, persi o rotti.

Gabriel, Roxie ed Eric non si conoscono, ma si ritrovano nella fabbrica dei regali abbandonati per un motivo: aiutare gli elfi di Babbo Natale a incartare i doni destinati ai bambini, in cambio di vitto e alloggio. I tre non hanno niente da perdere e possono trascorrere quasi due mesi in un luogo suggestivo, lontano dalla vita frenetica di città, tra pacchetti e confidenze.

La fabbrica dei cuori abbandonati è una novella natalizia, dalle tinte romance e fantasy, con un lato ecologista e un messaggio di fondo.

EBOOK: 0,99 euro (in offerta); CARTACEO: 4,50 euro (in offerta)

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INVISIBILE – Elisa Fumis

È un nuovo progetto soprannaturale, ambientato in Giappone. Il primo capito è già disponibile su Instagram.

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Recensione #57 – Maison Q di Tsunami Minatsuki

Maison Q è un manga scritto e disegnato da Tsunami Minatsuki e pubblicato da TORICO Co., Ltd.

A love comedy under one roof! No Privacy. Only shared bathroom. A Maison where every habitant spent their days with laughter and joy. One day, an awkward girl from a wealthy family joined them… Will she find her ideal love and dream? (Una commedia romantica sotto lo stesso tetto! Non c’è privacy, solo un bagno condiviso. Una Maison dove ogni abitante spende le sue giornate tra risate e gioia. Un giorno, una strana ragazza proveniente da una famiglia benestante si unisce a loro. Riuscirà a trovare i suoi amore e sogno ideali?)

Una misteriosa ragazza si è risvegliata davanti alla porta del Kurakusou. È scappata di casa e, a causa di un malinteso, viene invitata a rimanere nell’appartamento…

Mine Takigawa è un’adolescente che proviene da una famiglia benestante. Il padre non le fa mancare niente: le impedisce di occuparsi di incombenze pesanti e noiose, che affida ai domestici che ha assunto e le fa condurre una vita agiata. Malgrado le buone intenzioni dell’uomo, la ragazza è infelice e si sente inutile. Vorrebbe imparare a fare qualcosa, per non doversi ritrovare in un futuro incapace di svolgere persino i compiti più semplici. Avendo sempre vissuto in una campana di vetro, sono tante le cose che Mine non conosce e che può imparare da Takumi e dagli altri. Il sogno di diventare indipendente è più forte di qualsiasi pretesa del padre. Si rivela una persona determinata e forte.

Takumi Kudou ha sedici anni ed è l’opposto di Mine: si occupa di amministrare l’appartamento Kurakusou di proprietà del padre e si prende cura degli inquilini. Cucina, pulisce, fa il bucato e molte altre attività considerate tediose senza però mai lamentarsi. Si dimostra serio, responsabile e maturo. È stato per merito della madre se è diventato indipendente ed è cresciuto in fretta. Si comporta in modo meno infantile degli adulti presenti in casa e spesso si rivela più gentile e sorridente di quello che sembra.

Nanae Murozumi lavora come impiegata. È una ragazza chiassosa, che si innamora sempre degli uomini sbagliati. Non perde mai la speranza e sogna di trovare la persona giusta. Nonostante le delusioni in campo sentimentale e alcuni problemi personali, conserva la propria solarità. Ha sempre voglia di divertirsi e di organizzare feste, delegando il compito a Takumi.
Vorrebbe dare consigli amorosi alla nuova arrivata.

Sougo Kashiwagi è uno studente di medicina. Non sopporta la vista del sangue, che lo fa svenire.
Si offre insegnare a Mine il linguaggio del corpo e i lavori più semplici.

Fusako Sonobe è una donna anziana ed è in pensione. Si presenta come una persona furba e un po’ scansafatiche. Quando può, cerca di sbolognare il proprio lavoro agli altri.

Nessuno di loro ha un posto dove andare e ognuno ha una motivazione per (re)stare nell’appartamento.
Sono così tanto uniti da considerarsi una famiglia: quando un membro è nei guai, viene aiutato da tutti..
Prendersi cura degli inquilini è il “motto” di Takumi.

Anche il padre di Mine ha un motivo per volerla proteggere, che è legato alle profonde ferite della propria anima. Si dimostra troppo oppressivo.

Maison Q è un manga breve profondo e a tratti divertente.

Affronta diversi temi, come il rapporto complicato tra un genitore e il proprio figlio, la paura del futuro, la voglia di cambiare, l’unione che fa davvero la forza.

Tsunami Minatsuki ci mostra le difficoltà di essere genitori. In questi casi non esistono le “istruzioni per l’uso” da consultare nel momento del bisogno, talvolta le scelte di un genitore possono rendere infelice un figlio. La protagonista lo è proprio perché si è convinta di creare problemi, non sapendo nulla del mondo esterno. Ha ricevuto una protezione non necessaria.
Ci fa capire che non si può comprare tutto con il denaro.

Maison Q è anche un invito a non avere rimpianti, a fare ciò che si vuole, a cambiare e a migliorare.
Tutti noi dovremmo farlo, non stare con le mani in mano e pensare al futuro con rinnovata positività.
Ci esorta a esprimere ciò che sentiamo, indipendentemente dal nostro ruolo, e a provarci, sempre e comunque. (“Non puoi farlo, se non ci provi.”)

Nonostante l’opera sia breve, la caratterizzazione è buona; i personaggi non risultano piatti, hanno una personalità ben distinta da quella degli altri.

In definitiva, Maison Q è un manga con un messaggio positivo, dei personaggi caratterizzati bene, dei disegni molto carini e un finale divertente e quasi romantico.

Lo consiglio a chi cerca una lettura originale, non molto impegnativa e con degli insegnamenti.

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Wrap up – Libri letti in gennaio (2021)

Gennaio (2021) è stato un mese ricco di bellissime letture. Scopriamole insieme!

❄️ Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami (cartaceo); RECENSIONE
❄️ Fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos (cartaceo); RECENSIONE
❄️ Sono solo fantasie di Yukino Seo (cartaceo); COMMENTO SU INSTAGRAM
❄️ Un amore complicato di Katie Ashley (file digitale fornito da Newton Compton);
❄️ Nascosta nell’abisso di Emanuela A. Imineo (in digitale);
❄️ My little, stray cat 1, 2, 3, 4, 5, 6 di Okiko (in digitale)
❄️ Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi (file digitale fornito da Garzanti) – NON ANCORA FINITO –

(🇮🇹/🇬🇧) E voi cosa avete letto questo mese? / What have you read this month?

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Recensione #56 – Fidanzati dell’inverno (L’attraversaspecchi 1) di Christelle Dabos

Fidanzati dell’inverno è un romanzo scritto da Christelle Dabos e pubblicato in Italia da Edizioni e/o. È il primo volume della saga L’Attraversaspecchi.

“Fidanzati dell’inverno” è il primo volume di una saga fantastica (L’Attraversaspecchi) che si snoda tra le mirabolanti peripezie della protagonista Ofelia, una ragazza un po’ goffa ma dotata di due doni assolutamente speciali (può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti), e dei bizzarri personaggi che la circondano.

L’animista Ofelia è costretta, per volere della propria famiglia, a sposarsi con Thorn, uno sconosciuto proveniente dal Polo.
I due hanno un anno di tempo per conoscersi e per confermare la decisione presa. Se lei dovesse mandare a monte il matrimonio, non potrebbe tornare ad Anima e verrebbe rinnegata..
Quando viene a prenderla per portarla nella propria arca, Thorn si dimostra freddo e disinteressato alla promessa sposa. Ofelia ne è felice, spera che cambi idea e si rifiuti di sposarla.
Una volta arrivata a destinazione, insieme alla zia Roseline, si ritrova in un mondo spietato e crudele, con imposizioni assurde e un’atmosfera di costante tensione.

Ofelia proviene dall’arca chiamata Anima, un luogo tranquillo e incentrato sugli oggetti, sui legami familiari e sulla storia.
È bassa e minuta, porta gli occhiali, che cambiano colore a seconda dello stato d’animo, ed è convinta di essere insignificante. Ha un aspetto trasandato, con i capelli castani sempre in disordine e una sciarpa a tre colori.
Si presenta come una persona goffa, fragile, dedita al lavoro e senza grandi aspettative per il futuro.
Malgrado le apparenze, ha due straordinarie capacità: è in grado di attraversare gli specchi e sa leggere gli oggetti con un semplice tocco. Per evitare di conoscere il passato di tutto ciò che sfiora, indossa un paio di guanti.
Ha sempre preferito la compagnia dei reperti storici di famiglia a quella delle persone, rifugiarsi nel museo dove ha lavorato prima di partire per Polo o nell’archivio.
La piccola e fragile animista si scopre in realtà forte, determinata e piena di inventiva per sopravvivere a un mondo spietato e velenoso, tanto diverso dal proprio.
Al posto di giudicare le persone dalle voci di corridoio, preferisce farsi una propria opinione. È decisa a esprimere la rabbia che prova senza filtri, rimanendo fedele a se stessa. Non ha intenzione di cambiare per piacere a Thorn o a chiunque altro.
Ofelia può contare sul supporto della zia Rosaline, che la segue a Città-cielo per farle da chaperon. La donna ha il potere di riparare la carta.

Thorn proviene dall’arca di nome Polo e appartiene al clan dei Draghi, il più temuto.
È molto alto e magro, ha il viso pallido e ha i capelli e gli occhi chiari; il proprio corpo lo mette a disagio.
Lavora all’Intendenza, occupandosi della contabilità dell’arca.
All’inizio appare come una persona taciturna, imperturbabile e fredda, ma ben presto si rivela impacciato con Ofelia, disponibile ad ascoltarla e aiutarla e attento alle sue parole e ai suoi gesti. Dietro quella facciata da duro, si nasconde un animo goffo e tenero.
È nato da un adulterio, quindi viene odiato da tutti. Soltanto Berenilde, la zia, gli dimostra affetto. Pare che lui si fidi esclusivamente di lei e suggerisce alla fidanzata di fare altrettanto.
La donna aspetta un figlio da Faruk, lo spirito di famiglia. Di bell’aspetto, talvolta è troppo legata alle frivolezze della corte. In pubblico si mostra forte, ma è molto vulnerabile.
Ha un’ottima memoria, ereditata dalla famiglia della madre, e il potere dei Draghi, gli Artigli.

Con il passare del tempo, i due fidanzati imparano a conoscersi, a dialogare e soprattutto a fidarsi, nonostante le innumerevoli cicatrici, visibili e non.

Ofelia fa amicizia anche con altri singolari personaggi, come il valletto Renard, un tipo affabile, che ama oziare, la meccanica Gaela, e Madre Ildegarda, colei che ha creato il sistema di ascensori a Città-cielo.

Fidanzati dell’inverno è un romanzo fantasy dalle tinte dark, dalle ambientazioni in stile steampunk e dai forti richiami alla Belle Époque.

Christelle Dabos ha creato un nuovo mondo, nato dalle ceneri del nostro dopo la Lacerazione, organizzato in arche, isole che galleggiano nei cieli, e governato da regole precise.

Anima, l’arca natale di Ofelia, è pacifica, ha un clima temperato e vi abitano solo persone imparentate tra loro.
Gli Animisti possiedono dei poteri collegati agli oggetti, che hanno anch’essi dei sentimenti. Nelle loro terre non esistono i concetti di lavoro (si è tutti volontari) e di denaro (si preferisce il baratto).
Il loro spirito di famiglia è Artemide, un’amante dell’astronomia, che delega il proprio lavoro alle Decane.

Polo, invece, ha un clima rigido, con temperature che raggiungono addirittura i -25 gradi, non vi regna la pace ed è il triplo di Anima.
Non tutti gli abitanti hanno dei poteri e si distinguono tra nobili e servitori. I primi vivono nella parte alta della città, mentre i secondi sono costretti a stare nel sottosuolo della capitale, Città-cielo. Questa disposizione gerarchica è servita da ascensori per facilitare gli spostamenti.
I nobili appartengono ai clan, ognuno dei quali ha un potere di tipo mentale differente. Ad esempio, i Draghi hanno gli Artigli, utilizzati per ferire le persone o uccidere le Bestie, i Miraggi creano delle potenti illusioni e la Rete è in grado di vedere e sentire tutto ciò che vedono e sentono gli altri componenti. Si riconoscono dai tatuaggi: quelli dei Draghi si trovano sugli avambracci, quelli dei Miraggi sulle palpebre e quelli della Rete tra gli occhi.
C’è molta tensione tra i clan, che sono al sicuro solo nel territorio dell’Ambasciata di Chiardiluna, la dimora di Archibald.
Lo spirito di famiglia è Faruk, venerato da tutti come un dio.

L’autrice descrive una società ostile e superficiale, non molto distante dalla nostra.

Anche in un ipotetico futuro la natura umana rimane immutata e ancorata al passato (il maschilismo è tangibile, c’è ancora una netta distinzione tra nobiltà e servitù).

L’uomo ha sempre cercato di adulare le persone che contano e di imporsi sugli altri con arroganza e superiorità, utilizzando qualsiasi mezzo. Opporsi a questa tendenza è difficile, si rischia di essere schiacciati o di nascondersi. Uno strato di vernice può coprire il marciume, ma non è in grado di eliminarlo del tutto.

Ciò che conta è quindi l’apparenza. Raggiungere e mantenere un certo status sociale è fondamentale. Non importa avere scrupoli, l’importante è farsi gli amici giusti e non inimicarsi i potenti. Insomma, non ci si può fidare proprio di nessuno.

Ci viene mostrato il quadro generale attraverso gli occhi di Ofelia, spaesata e inerme a causa del fidanzato, che vorrebbe proteggerla dagli orrori; è come se fosse una di noi.

Tra segreti, tradimenti, inganni e illusioni, si sviluppa una trama ricca di personaggi eccentrici, di descrizioni fin troppo dettagliate e di colpi di scena nella parte finale.

Essendo il primo volume di una saga, si presenta come introduzione.

Il lato romantico è in secondo piano.

Fidanzati dell’inverno fa capire al lettore che farebbe meglio a essere onesto e non tradire se stesso, che le anime pure come Ofelia hanno una marcia in più e che a volte non dovrebbe fidarsi di qualcuno che sembra buono e gentile a discapito di chi ha dei modi di fare un po’ burberi (ma che nasconde un animo nobile).

È proprio il caso di dirlo: l’apparenza inganna!

In definitiva, Fidanzati dell’inverno è un romanzo fantasy originale. Nonostante sia incentrato soprattutto su Ofelia, i personaggi sono caratterizzati molto bene. Le ambientazioni sono curate nei minimi dettagli. La narrazione risultata un po’ lenta nella prima metà del libro a causa delle eccessive descrizioni e della mancanza di azione. Ci si sarebbe aspettato un’opera più dinamica e coinvolgente: gli avvenimenti significativi accadono soltanto alla fine, preannunciando un secondo volume molto più interessante. Ha comunque del potenziale.

Lo consiglio agli amanti del fantasy, a chi cerca una lettura con dei significati e delle riflessioni profondi e a chi non si lascia scoraggiare da un ritmo poco incalzante.

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Fonte trama: Amazon / Foto: Elisa Fumis

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Recensione #55 – Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami

Kafka sulla spiaggia è un romanzo scritto da Haruki Murakami. In Italia è stato pubblicato da Einaudi.

Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l’ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Abbandonata la sua vita tranquilla e fantastica, fatta di piccole abitudini quotidiane e rallegrata da animate conversazioni con i gatti, dei quali parla e capisce la lingua, parte per il Sud. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell’incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l’affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Ōshima, l’androgino custode di una biblioteca; una splendida prostituta che fa sesso citando Hegel; e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli umani. E infine Kafka. “Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell’assurdo”.

Un ragazzo di quindici anni e un anziano lasciano Nakano, il quartiere dove vivono, per raggiungere Takamatsu, nello Shikoku. All’inizio i percorsi dei due protagonisti sono paralleli, ma ben presto sono destinati a intrecciarsi…

I personaggi principali sono Tamura Kafka e il signor Nakata.

Tamura Kafka ha quindici anni. È stato abbandonato dalla madre a soli quattro anni ed è stato costretto a crescere in fretta.
Per anni ha vissuto in attesa di fuggire dal padre, uno scultore famoso, e dalla sua profezia (o maledizione). Si è allenato per diventare più forte, ha eretto un muro invalicabile e non ha stretto alcun legame con i compagni di classe. Non mostrare le proprie emozioni gli è servito per diventare un ragazzo tosto, almeno all’apparenza.
Timido, taciturno e maturo, Kafka ama leggere, immergersi nelle letture più complicate e profonde. Gli piace frequentare le biblioteche, dove può rilassarsi e tirare un sospiro di sollievo per qualche ora, e le palestre, dove può allenarsi e sentire di avere un minimo di controllo sulla propria vita.
Malgrado sia soltanto un adolescente, appare molto più grande, a differenza di Nakata.
La coscienza del giovane Tamura si manifesta sotto forma di un “ragazzo chiamato Corvo”. Quest’ultimo gli parla, quasi come se fossero due identità distinte, e lui ripete ciò che ode.

Nakata invece ha più di sessant’anni ed è rimasto bambino. Quando era alle elementari, era stato coinvolto in uno strano incidente con conseguente perdita della memoria. Non sapendo più leggere e scrivere, era stato costretto a rinunciare agli studi e a trovarsi un lavoro manuale, che non richiedesse troppi sforzi mentali. Da quel giorno infatti le persone lo hanno considerato stupido e lui ha finito per crederci.
L’anziano si presenta come una persona ingenua, buona e pura, quindi attira le simpatie di molte persone.
Riceve un sussidio mensile in quanto disabile. Non si allontana mai dalla zona di Nakano per paura di perdersi e non ritrovare più la strada di casa e può prendere soltanto l’autobus.
Malgrado i suoi pensieri siano semplici e basilari, Nakata ha acquisito una capacità che gli altri non possiedono: parlare con i gatti.

A Takamatsu Kafka incontra il signor Ōshima e la signora Saeki, che gestisce la biblioteca Kōmura. Il primo è nato nel corpo di donna, ma si sente un uomo. La seconda sembra sempre assente, assorta in qualche pensiero sconosciuto agli altri, avvolta dai ricordi, come se appartenesse a un altro mondo.

Anche Nakata, diretto a Takamatsu, conosce una persona: si tratta di Hoshino, un affabile camionista, che si offre di accompagnarlo a destinazione dall’area di servizio di Fujigawa..
I due uomini instaurano uno strano legame di amicizia, destinato a cambiare le loro vite per sempre.

Tutti i personaggi sono soli e hanno vissuto a metà, portando un peso enorme sulle proprie spalle. Si tormentano a causa dei ricordi e dei rimpianti. Più volte si interrogano su quello che sarebbe potuto essere, ma che purtroppo non sarà mai.
Sono rassegnati, vuoti, senza un posto dove tornare, intrappolati in una dimensione onirica, a metà tra il sogno e la realtà.
Ognuno deve accettare il proprio destino, smettere di scappare e lasciarsi trasportare dalle onde del mare per raggiungere un nuovo mondo.

Kafka sulla spiaggia è una storia di vuoti da riempire, di situazioni lasciate in sospeso, di occasioni mancate, di fuga, di perdono e di assoluzione.
Si presenta come un’opera piena di immaginismo e di metafore, essendo la vita stessa una metafora.
Tanti sono gli interrogativi che non abbandonano mai il lettore, che si aggiungono a ogni pagina. Murakami non dà risposte, tuttavia si insinua nella mente di chi lo legge sotto forma di domanda. Non puoi smettere di pensarci: una volta finito il romanzo, si ha la sensazione di non essere arrivati da nessuna parte, di vagare ancora nella foresta, spaesati. L’autore ti cambia, in un modo o nell’altro.
Ha creato degli Universi meravigliosi, portando la storia a più livelli, tra realismo magico e surrealismo. Questo aspetto viene esasperato di continuo, non c’è un attimo di tregua.

In Kafka sulla spiaggia ci sono riferimenti alla tragedia greca, in particolare al mito di Epido, e al mito delle metà di Platone.
Sono presenti anche alcuni elementi tipici del Giappone: ad esempio, il timore di una maledizione lanciata da qualche spirito maligno oppure l’accettazione delle imperfezioni che appaiono perfette per come sono, che fa pensare al Kintsugi ovvero l’antica tradizione di riparare un oggetto rotto con l’oro. Anche se si formano delle crepe, quel qualcosa non andrebbe buttato, che sia un vaso o un legame.

Murakami ci fa capire che ognuno di noi ha un talento nascosto, una capacità insolita, e che non dovremmo sentirci stupidi o sbagliati. Come diceva Einstein: “Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido”.
Nakata non si rende conto del bene che fa agli altri, troppo concentrato sulla propria missione o sul giudizio negativo che ha di sé. Tutti gli hanno sempre fatto capire che non è molto intelligente, la società non è stata capace di accettarlo, e lui se n’è convinto. La sua storia è di una tenerezza struggente.

Proprio come tutti i personaggi del libro, il lettore comprende che fuggire non serve a niente.

In definitiva, Kafka sulla spiaggia è un’opera complessa, particolare e commovente. Lo stile dell’autore è evocativo. I personaggi sono caratterizzati benissimo ed è impossibile non affezionarsi a loro. Nonostante il romanzo sia descritto nei minimi particolari, talvolta superflui, la lettura risulta comunque scorrevole, anche grazie alla presenza di numerosi dialoghi e di capitoli piuttosto brevi.

Lo consiglio soprattutto a chi ha già letto almeno un libro di Haruki Murakami per apprezzarne tutti gli aspetti.

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