Mattinata al Museo della Cantieristica (MuCa)

Il MuCA (Museo della Cantieristica) è un museo dedicato alla storia e all’evoluzione del cantiere navale della città di Monfalcone.
Ha sede nell’ex Albergo Operai del Villaggio di Panzano, una zona residenziale comprendente 150 case per gli operai del cantiere e le rispettive famiglie.
L’albergo per gli operai celibi fu progettato dall’ingegnere Dante Fornasir e venne costruito nel 1920. Veniva soprannominato “albergo dei lupi” perché era facile perdersi. Conteneva 700 stanze, una mensa, un bar e numerose sale per le attività ricreative (biblioteca, sale da gioco, sala ginnastica, sala del ciabattino, etc.)
Negli anni Venti venne costruito anche un albergo per gli impiegati celibi, distante dalla fabbrica dei fratelli Cosulich. Conteneva 120 stanze, più grandi e prestigiose rispetto a quelle destinate alla classe operaia. Adesso è un albergo di lusso (4 stelle) chiamato Europalace.

Il museo è suddiviso in 4 aree tematiche e 14 sale.

All’ingresso il visitatore riceve un tesserino elettronico corrispondente a un personaggio storico da inserire in apposite postazioni multimediali, permettendogli così di ascoltare il punto di vista del personaggio in questione e di scorrere le immagini dei singoli temi. Mi è stato assegnato Nicolò Costanzi, architetto navale, nato a Trieste il 19 ottobre del 1893. Venne arruolato a 22 anni (Prima Guerra Mondiale). I fratelli Cosulich lo assunsero al Cantiere Navale Triestino di Monfalcone, fondato il 3 aprile 1908, si fece strada e presto divenne
imprenditore.
Nella prima sala sono presenti anche teche con foto, oggetti e accanto i dovuti approfondimenti. Al centro c’è una mappa interattiva (a forma circolare) dedicata all’evoluzione del territorio monfalconese prima, durante e dopo la nascita del cantiere navale.

Nella sala collegata alla prima è presente una linea del tempo, che ripercorre oltre 100 anni di storia dedicata al Cantiere e al territorio con immagini e didascalie.

In un’altra stanza è presente un simulatore di gru, un gioco tridimensionale che permette al visitatore di “manovrare” una gru da una postazione di comando centrale e fare un viaggio virtuale nel bacino (la struttura è composta da 18 punti, presenti nella postazione touchscreen) accompagnato da una carrellata di immagini e video visibile sullo schermo laterale. È un’esperienza unica!

Nella sala dei personaggi vengono proiettati sei personaggi virtuali (nel mio caso, Nicolò Costanzi) con punti di vista differenti, come se volessero raccontare una storia a noi spettatori. Costanzi si confronta con Egone Missio, disegnatore navale, e con Elda, una donna che gli chiede di assumere il marito disoccupato. Quest’ultima venne assunta come operaia ed è realmente esistita.
L’audio non è dei migliori e non permette al visitatore di cogliere tutte le frasi che vengono pronunciate. È un peccato perché è una delle parti più interessanti e coinvolgenti del museo.

In altre sale sono presenti modellini in scala di navi da crociera e due postazioni multimediali che approfondiscono l’evoluzione della produzione del cantiere; altre produzioni del cantieri; esposizioni di opere delle mostra “Arte nei transatlantici”.

Una stanza è  dedicata alla ricostruzione multimediale del Teatro del Villaggio di Panzano, demolito durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il teatro Euripide venne inaugurato l’11 dicembre 1920. Aveva 480 posti a sedere e poteva contenere fino a 1000 ospiti. Era stato realizzato in stile viennese.

Non manca un Memoriale per le Vittime dell’amianto, una stanza che le ricorda attraverso immagini, testi e oggetti degli operai di forte impatto visivo (per esempio, un pannello a forma di polmoni). Sono riportati tutti i nomi dei Martiri dell’amianto.

Alla fine il visitatore può esprimere un giudizio sul museo mediante un breve questionario da compilare e/o acquistare un souvenir targato MuCa (cartoline, spille, chiavette USB, poster, agende moleskine, borse di tela, etc.)

 

Il MuCA è un museo che merita di essere visitato. Strumenti multimediali moderni si uniscono a reperti storici, creando qualcosa di unico e spettacolare che ti fa immedesimare nella vita di molti individui legati al cantiere senza mai annoiarti; è come se provassi in prima persona i loro sentimenti. La tecnologia (schermi touchscreen, ricostruzioni tridimensionali, mappe interattive, etc.) ti riporta indietro nel tempo, facendoti vivere una realtà molto lontana da quella attuale. È paradossale? Forse sì, ma è proprio questo il bello del MuCa!

Piccola Fiera dell’Economia Solidale

Ieri pomeriggio sono stata alla Piccola Fiera dell’Economia Solidale tenutasi presso un ricreatorio della mia città. Vi erano presenti una quindicina di stand: Benkadì, Essenza del Carso, Parco dei Principi, Agriturismo e Parco Rurale Alture di Polazzo, Arca di Novacco, Terra di Ciona, La Banca del Tempo, Futura Ecoshoes, Calze Natur, Ragioniamo con i piedi, Punto a capo, Book à porter, Sartoria Plait, Rilana, Altrescarpe e Lister.

Benkadì (“Assieme è meglio” in africano) è un’associazione culturale che gestisce due botteghe di commercio equo e solidale e che organizza eventi culturali e corsi di formazione.
Hanno esibito borse, magliette, cappelli, libri. Personalmente ho gradito molto le borsette con stampe di girasoli o margherite e una T-shirt con la frase “Non puoi vivere una favola se non hai coraggio di entrare nel bosco“.

Essenza del Carso è un progetto che realizza prodotti sott’olio, tisane e sali aromatici, derivanti da erbe selvatiche raccolte in modo sostenibile.
Hanno esposto la loro merce insieme a degli assaggini.

Parco dei Principi è un’apicoltura che produce mieli biologici.
Sono stati esposti mieli di acacia, ailanto, millefoglie, castagno e di tiglio, con la possibilità di assaggiarli.

L’azienda agricola sociale Molin Novacco coltiva e vende prodotti biologici; è un progetto della Cooperativa Sociale La Cisile.
Ha esposto varie farine biologiche macinate a pietra, pasta di farro da farina biologica, succo d’uva, marmellate, confetture e mostarde derivate da prodotti biologici.

Terra di Ciona è un’azienda biologica che produce farina di frumento, di mais, e di orzo (le farine vengono macinate a pietra) e coltiva pesche e vari ortaggi.
La signora Nadia Z. mi ha raccontato la sua storia: aveva dei campi di proprietà e aveva deciso di abbandonare Trieste per dedicarsi a quest’attività, che le permette di stare a contatto con la natura, lontana dall’inquinamento e dalla vita frenetica di città. Ho sentito la passione di questa donna per il suo lavoro e per i prodotti bio, che non vengono sottoposti a nessun trattamento.
Le consegne a domicilio di questi prodotti vengono effettuate di martedì.

La Banca del Tempo Pollicino è un’associazione basata sullo scambio gratuito di tempo: per esempio, io potrei dare un’ora di ripetizioni in cambio di un’ora di yoga. Gli scambi possono avvenire anche tra persone diverse, in base al tempo accumulato.

Futura Ecoshoes, Calze Natur Ragioniamo con i piedi hanno presentato rispettivamente scarpe in canapa, calze biologiche di lana, cotone e canapa per adulti e bambini e scarpe bio in pelle anallergica ed ecologica.
La canapa è una fibra viva, la cui coltivazione non necessita di trattamenti. Il tessuto che ne deriva è morbido, fresco in estate e caldo in inverno e può assorbire l’umidità del corpo, tenendolo asciutto. È adatto anche alle giornate di pioggia ed è più resistente all’usura.

Book à porter  realizza portalibri da viaggio con tessuti  di scarto delle fabbriche (per esempio, stoffe di divani). Permettono ai libri di non sgualcirsi in borsa o in valigia e sono davvero molto carini e originali.
Questi prodotti vengono creati in diversi formati: dalla XL alla XS, in base alla grandezza del libro o del lettore di libri elettronici.

Sartoria Plait (“Plait” in friulano significa “ascoltare”) è un progetto della Cooperativa Sociale THIEL.
Questa sartoria utilizza l’ecoprint, una tecnica di stampa naturale che avviene per mezzo del tannino, un pigmento presente nelle foglie. Mi è stato detto che non sempre il risultato è soddisfacente e che ci vogliono diverse ore per effettuare la stampa. Guadiamo il lato positivo: non vengono utilizzati macchinari o sostanze nocive per realizzare le stampe.

C’è stato anche un interessante incontro del progetto “Conoscere condividere rispettando le differenze”: alcune donne provenienti dal Bangladesh hanno mostrato abiti e accessori di bellezze della loro cultura.

Ho acquistato un gufo e una famiglia di istrici in legno, realizzati da persone che frequentano il Centro Epoché.

La Piccola Fiera dell’Economia Solidale è un’occasione per presentare prodotti biologici e naturali, realizzati a basso impatto ambientale, e per far conoscere realtà del territorio (e non solo) ancora poco conosciute.

 

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