Recensione #36 – Pomi d’ottone e manici di scopa di Mary Norton

Pomi d’ottone e manici di scopa è un romanzo scritto da Mary Norton. In Italia è stato pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 1972 e successivamente da Salani.

 

Per Carey, Charles e Paul si prospetta un’estate ben noiosa, mandati a stare da una vecchia zia che non sorride molto, con una domestica anziana e severa in una casa enorme, dal giardino senza fiori. Ecco perché i giorni passano lentissimi, tutti uguali l’uno all’altro! Ma il giorno in cui Miss Price cade dalla scopa, per i tre ragazzi comincia la più incredibile delle avventure. La loro vicina di casa, infatti, è nientemeno che un’apprendista strega, anche se i suoi incantesimi non sempre funzionano come vorrebbe. Tra la matura signorina e i piccoli vicini si stabilisce subito una grande amicizia, e sarà grazie al pomo di ottone di un letto, stregato da Miss Price, che i quattro faranno i più straordinari viaggi nel tempo e nello spazio. E chissà che, viaggiando viaggiando, l’incerta e titubante strega non finisca per trovare nientemeno che l’amore… L’avventura che chiunque vorrebbe aver vissuto in un romanzo che, grazie anche al celebre film Disney con Angela Lansbury, ha lasciato un segno indelebile in generazioni di ragazzi.

 

Carey, Charles e Paul Wilson sono tre fratelli di dieci, nove e sei anni.

Un’estate vengono mandati a stare da una loro zia nel Bedfordshire. Si prospetta una vacanza all’insegna della noia, quando Miss Price, la vicina di casa della zia Beatrice, si fa male alla caviglia cadendo da una scopa.

I bambini scoprono la verità sulla donna: è un’aspirante strega, con tanto di laboratorio per gli incantesimi e i sortilegi all’interno della propria abitazione. In particolar modo, Paul, il più piccolo dei tre fratelli, ha osservato i progressi di Miss Price nel volo con la scopa. 

I bambini devono mantenere il segreto, in cambio la donna fa un sortilegio al pomo del letto di Paul, un potere che verrà rievocato in caso di tradimento.

I tre fratelli non vogliono perderlo e decidono di fare un viaggio di prova, nonostante le raccomandazioni di Miss Price (ovvero usare la magia con moderazione). Vanno a Londra, dalla madre e si cacciano nei guai.

Quando tornano nel Bedfordshire, propongono alla strega di fare un altro viaggio, questa volta in un’isola nei Mari del Sud, Ueepe. Vengono coinvolti in una situazione pericolosa, tanto da spingere Miss Price ad abbandonare la magia per sempre.

 

Pomi d’ottone e manici di scopa è l’incredibile avventura di tre bambini e una strega ancora inesperta.

È una storia di amicizia e di amore che scalda il cuore.

Quella di Miss Price è una magia buona, che dona ai tre fratelli Wilson.

Il carattere spigoloso della strega cede il posto a un lato più dolce, gentile e paziente, grazie soprattutto all’affetto di Carey, Charles e Paul.

Si impegna molto per reperire gli ingredienti che le servono per i sortilegi, spiegando loro la differenza tra un sortilegio e un incantesimo.

Ha bisogno di concentrazione quando deve utilizzare la magia, non le piace quando qualcosa o qualcuno le mette fretta.

Non ha mai avuto un uomo e la magia è stata la sua unica compagna, quella magia che rifiuta quando mette nei guai i suoi tre nuovi amici.

Paul è il più piccolo dei fratelli Wilson, ha sei anni e l’ingenuità tipica della sua età. È a lui che Miss Price dona il potere di viaggiare nel tempo e nello spazio grazie a un pomo del letto, suscitando l’invidia della sorella.

Carey è la più chiacchierona ed esagerata dei tre. Si affeziona alla donna, si preoccupa per lei e si rattrista quando devono dirsi addio. È anche la meno ingenua, nonostante conservi ancora una certa purezza nel cuore.

Charles è il più pragmatico e tranquillo dei tre fratelli.

Quella che a loro sembra una normale vacanza estiva, si trasforma ben presto in un’incredibile e magica avventura, a tratti pericolosa. Imparano che non sempre la magia può rendere felici le persone, che non sempre può aiutarle o salvarle da un’esistenza infelice; a volte è una condanna. Lo sa bene Emelius Jones, un negromante del 1666 che il trio incontra in uno dei loro viaggi.

Mary Norton vuole fare capire a grandi e piccini che l’unica magia veramente efficace è quella dei sentimenti, degli affetti, dell’amore sincero, quello che sopravvive al tempo e allo spazio.

È il potere delle semplici cose a muovere il mondo. In questo romanzo basta un semplice pomo d’ottone di un vecchio letto in ferro per stravolgere il proprio destino e le leggi della natura, facendo vincere l’amore e il bene.

Tutti i personaggi, in un modo o nell’altro, si scoprono diversi, più vulnerabili, forse, ma anche più coraggiosi e consapevoli.

I viaggi grazie al letto di Paul sono viaggi nei sentimenti, sono avventure indimenticabili per i protagonisti e pure per i lettori.

 

In definitiva, Pomi d’ottone e manici di scopa è un romanzo magico, quasi fiabesco, dalla trama semplice e al contempo avvincente e con personaggi ben costruiti. La narrazione è scorrevole ed è impossibile staccare gli occhi dalle pagine di Pomi d’ottone e manici di scopa. Le descrizioni sono incantevoli e per nulla noiose. Le similitudini sono originali, funzionano. È come se il lettore venisse trasportato nel mondo dei tre bambini e tenesse loro per mano, è come se vedesse in modo nitido e preciso le immagini raccontate dall’autrice. Sono infatti le descrizioni, insieme allo sviluppo della storia, il punto forte del romanzo. Il finale è inaspettato e dal sapore agrodolce.

Lo consiglio a tutti, soprattutto a chi cerca una storia avventurosa o a chi vorrebbe viaggiare con un letto fatato alla ricerca della propria felicità, del proprio posto nel mondo o di quell’amore capace di sfidare le leggi dell’Universo.

 

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Recensione #35 – Il bambino che aspettava la neve di Alessandra Pepino

Il bambino che aspettava la neve è un romanzo scritto da Alessandra Pepino e pubblicato da Nero Press Edizioni.

In un’alba gelida di inizio marzo, sullo sfondo di una Napoli imbiancata dalla neve, il commissario Mindy Iannaccone è chiamato a indagare sul brutale omicidio dell’ottantanovenne Fortuna Capasso. Al suo fianco, il sempre solerte Egidio Molinari, stavolta coinvolto in prima persona nel caso.
A rinvenire il cadavere è Ciro, da tutti chiamato “Pesciolino”, il vicino della vittima: un bambino introverso e con una complessa situazione familiare che, con la morte di Fortuna, sembra perdere un riferimento e un’amica. Ma è proprio così? Oppure la brutta lite avvenuta tra i due, intercettata il giorno prima dalla dirimpettaia, nasconde una ben più torbida realtà? 

Il commissario Mindy Iannaccone deve indagare sulla misteriosa morte di Fortuna Capasso, una donna di ottantanove anni. Il suo corpo viene ritrovato da Ciro Squillace, detto Pesciolino, suo vicino di casa nonché amico.

L’anziana è stata uccisa e profanata, come se non meritasse neppure un briciolo di dignità. I principali sospetti ricadono sulla madre del bambino, Luisa. Entrambi vengono portati in centrale per essere interrogati.

Egidio Molinari, il sopposto di Mindy, si avvicina al bambino nella speranza di scoprire la verità e al contempo di infondergli calore umano.

Le dichiarazioni della dirimpettaia pettegola suggerisco nuovi indizi e una pista da seguire

Quando Luisa tenta il suicidio, la situazione si complica e la verità sull’omicidio della signora Capasso viene a galla…

Mindy Iannaccone è una donna dedita al lavoro e senza amici. È scorbutica, disordinata, parla spesso in dialetto. Tiene un diario alimentare.
Ha un legame particolare con Pietro, un medico: pur vivendo insieme, non hanno ancora definito la loro relazione e possono frequentare altre persone. Quando l’uomo esce, Mindy si sente completamente sola. La loro non storia d’amore la getta nello sconforto. Per fortuna la donna può contare sul suo gatto Menelao e su Egidio.

Egidio Molinari è il sottoposto di Mindy. È l’unico che sembra capirla e accettarla per quella che è, con tutti i suoi pregi e soprattutto con tutti i suoi difetti. Non è semplice avere a che fare con il suo caratteraccio.
Egidio è un uomo meticoloso, servizievole e ossequioso. L’ispettore è spesso troppo empatico, tanto che Mindy lo rimprovera per questo lato del suo carattere: si lascia coinvolgere nei casi che gli vengono affidati, trovando una giustificazione ai comportamenti dei principali indiziati. Si fa intenerire dalla purezza e dalla solitudine di Ciro o dalla fragilità di Luisa. Al contrario, Mindy ha un approccio più diretto e irruente.
N
asconde la propria omosessualità agli altri, costringendosi a uscire con una donna soltanto per salvare le apparenze. Mindy lo sa e non approva il suo comportamento: non può fuggire dal suo vero io, altrimenti si sentirà sempre solo.

Anche Ciro Squillace, soprannominato Pesciolino perché ama il mare, soffre di solitudine e instaura un’insolita amicizia con Fortuna Capasso, una vicina di casa senza alcun affetto o legame familiari. Lui per lei è l’unico contatto con la realtà, essendosi chiusa in se stessa a causa di alcuni eventi dolorosi del passato.
Ciro non ha amici a scuola ed è vittima di bullismo. Una delle tante. Una di quelle che rimane in silenzio, che aspetta la neve soltanto per non essere tormentata per poche ore.
L
a situazione in famiglia non è migliore: la madre, Luisa, è giovane, lo trascura e cerca conforto nell’alcool e nei rapporti occasionali dopo essere stata abbandonata dall’uomo della sua vita, dal padre del bambino.
Q
uando Fortuna viene uccisa, Pesciolino perde un’amica, colei che gli ha sempre preparato la colazione con latte e biscotti “mezzi e mezzi”.

Ogni personaggio combatte la propria battaglia: Mindy Iannaccone ha paura di accogliere l’amore nella sua vita, Egidio Molinari non riesce ancora ad accettare la propria natura e finge di essere ciò che non è, il piccolo Ciro deve affrontare il bullismo da solo. C’è anche chi deve fare i conti con il proprio passato, con i propri demoni e con la propria rabbia repressa. Tutti soffrono in silenzio, chi più chi meno. Non chiedono aiuto, non cercano di aprire il proprio cuore, preferisco rifugiarsi dalla vicina e gioire di una giornata di neve, uscire con i colleghi o seguire una dieta e pensare soltanto al lavoro.

Il senso di solitudine che provano tutti i personaggi li collega, come un filo invisibile e teso, e riempe le pagine di questo libro fino all’imprevedibile finale.

La morte dell’anziana è una vicenda che sconvolge gli equilibri, rivela verità sconcertanti e permette ai protagonisti, dopo diversi colpi di scena, di comprendere l’importanza dei legami, familiari e non, dell’amore nella propria vita. (I legami importanti restano, anche dopo la morte.) Covare rancore per anni, chiudersi a riccio o rifiutare certi sentimenti non serve a niente, porta a tanto dolore e basta. È questo che vuole insegnarci Alessandra Pepino, attraverso una storia cruda e amara.

“Se Fortuna non fosse morta, cosa sarebbe successo ai personaggi? Avrebbero tratto le stesse conclusioni?” si interroga il lettore. Solo una cosa gli è certa: questo omicidio si sarebbe potuto evitare, proprio come nella vita reale. Se solo le persone si parlassero apertamente…

Il bambino che aspettava la neve è un romanzo originale, dalle ambientazioni suggestive e con dei personaggi realistici, caratterizzati bene e difficili da dimenticare. Lo stile dell’autrice è distaccato, talvolta predilige “raccontare” al posto di “mostrare”. L’inizio è lento, ma poi la storia decolla grazie soprattutto ai colpi di scena. Il finale è amaro, spezza il cuore al lettore, che non può smettere di pensare a Pesciolino, alla sua famiglia, a Mindy, Egidio e Pietro.

Lo consiglio soprattutto a chi cerca un libro con un caso di omicidio particolare, che non permette al lettore di scoprire subito l’assassino, a chi apprezza un certo stile di scrittura e a chi si sente solo.

Voto:⭐⭐⭐⭐/5

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La Regina d’Egitto: l’occhio azzurro di Horus 1: le mie impressioni

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Un’affascinante manga storico ambientato nell’antico Egitto,  La Regina d’Egitto: l’occhio azzurro di Horus.

 

La Regina d’Egitto: l’occhio azzurro di Horus è un manga scritto e disegnato da Chie Inudoh. In Italia è stato pubblicato da JPop.

 

Hatshepsut, costretta inizialmente a sposare il fratellastro per permettergli di diventare faraone, passerà alla storia come una figura femminile caparbia e una grande regina. Questo è il racconto, ricco di emozioni, battaglie e colpi di scena, della sua scalata al potere.

 

 

La protagonista è Hatshepsut, figlia della regina Ahmes e del re Thutmose. Fa parte della famiglia reale, quindi deve sposarsi con il suo fratellastro, Seti.

Fin da ragazzina, Hatshepsut non si è comportata da vera principessa, preferendo trascorrere il proprio tempo a combattere contro Seti.

I suoi comportamenti sono insoliti agli occhi della società: tutti vorrebbe che fosse più femminile e interessata alla compostezza e all’eleganza, alla bellezza che dovrebbe, secondo la mentalità dell’epoca, rappresentare ogni donna. Nessuna principessa dovrebbe ambire al ruolo di re.

Odia il suo corpo, non riesce ad accettare di essere nata donna e di non avere la stessa forza e le stesse possibilità di un uomo. A differenza delle altre, non gli interessa farsi bella e piacere agli uomini, sono soltanto delle scocciature per lei.

Hatshepsut  si mostra gentile con tutti, anche con chi non è ricco o è un nemico della dinastia reale. Al contrario, il suo fratellastro nonché il nuovo re si dimostra spietato e insensibile. Quest’ultimo ha persino un harem.

Quando incontra Senmut, un plebeo che è diventato scriba da giovane, inizia una serie di duelli con lui, proprio come faceva con Seti in passato. Non si vergogna di mostrare le proprie debolezze all’uomo, che prende un’importante decisione…

 

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La protagonista femminile di questo manga è diversa dal solito. Si mostra forte, ma sa anche riconoscere le proprie fragilità. Sa che non potrà mai essere un uomo perché la società ha deciso per lei. Non può andare a combattere perché tutti vogliono che sia bella, sempre in ordine, con i capelli lunghi e il trucco sugli occhi. Per il bene dei genitori, deve sopprimere il suo lato da maschiaccio, trasformandosi in una bella donna con l’aiuto di Tabia, una danzatrice che è diventata sua amica, e delle ancelle. Deve fingere e indossare la maschera di moglie perfetta, non può essere se stessa, non può essere libera. Tuttavia, lei vuole decidere del proprio destino. Per questi motivi, si sottrae alla prima notte d’amore con il fratellastro, mantenendo intatta la propria purezza.

Ma Hatshepsut non è soltanto questo: lei è molto sensibile ed è interessata alle storie delle persone che non fanno parte della famiglia reale. Ogni giorno prega per le anime di coloro che, per qualche motivo, hanno perso il corpo.

Ha bisogno di un alleato per combattere la propria battaglia (diventare Faraone, rifiutando le imposizioni). Il lettore può notare che c’è chi non la sopporta e che vuole ostacolarla.

Il colpo di scena finale preannuncia un secondo volume ricco di emozioni e di avventure!

 

La Regina d’Egitto: l’occhio azzurro di Horus è un manga storico intrigante e disegnato bene. Come seinen è molto originale.

Lo consiglio a chi cerca un’opera profonda, divertente e al contempo particolare, a chi ama l’Egitto e anche a chi non è mai piaciuta la storia.

 

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Pro

La copertina è spettacolare;

La protagonista femminile ha grinta ed è caratterizzata bene;

È un’opera diversa dalle solite;

Tratta un argomento molto importante e, purtroppo, ancora molto attuale;

Ottimo rapporto qualità/prezzo.

 

Contro

Ci sono alcune scene di nudo. Non sono eccessive, ma a me non piacciono in modo particolare; 

Il personaggio principale maschile è abbastanza insignificante e non viene approfondito. Spero abbia anche lui una dietrologia profonda e che non sia soltanto un pessimo uomo.

 

 

Informazioni

Volumi: 7 (in corso)
Pagine: 189
Prezzo: € 6,50

 

Fonte trama e immagini: Amazon

 

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Recensione #34 – Incatenati al passato di Angela Quaranta

Incatenati al passato è un libro per bambini scritto da Angela Quaranta e pubblicato in self su Amazon. È il secondo volume della serie “Viaggiatori nel tempo“. 

 

È iniziata con uno scontro l’amicizia tra Lulù, Loki, Zorba e Fritz.
Un’amicizia che nessuno si aspettava ma che è cresciuta e si è consolidata dopo ogni prova che i quattro gattini hanno dovuto superare.
Ma proprio quando la missione sembrava conclusa, ecco che uno sgangherato marchingegno li ha catapultati indietro nel tempo.

Nel 649 d.C.

Cosa ci sarà ad attendere i piccoli amici in un’epoca così lontana?
Riusciranno, almeno questa volta, a tenersi lontani dai guai?
Ma soprattutto, saranno in grado di tornare a casa, nella loro epoca?

 

 

Loki, Zorba, Fritz e Lulù sono quattro mici-amici provenienti da Parigi.

Uno strano marchingegno, realizzato da Gaston, il padrone di Lulù, li ha catapultati indietro nel tempo, più precisamente nel 649 d.C.

I ritmi degli abitanti del posto sono legati alla natura: si svegliano all’alba, lavorano nei campi finché non fa buio e poi vanno a dormire. Le abitudini dell’epoca si scontrano con quelle dei gattini, che dapprima si sentono spaesati. La lingua è incomprensibile: si tratta infatti del latino. Soltanto Fritz, lo studioso del gruppo, sembra avere dimestichezza con il linguaggio antico.

Come se non bastasse, le persone del villaggio dove sono finiti hanno paura di Zorba in quanto gatto nero. La loro mentalità ancora ottusa lo associa al diavolo e costringe i quattro amici ad andarsene. (❝La gente ha sempre avuto paura di quello che è diverso o che non capisce.❞)

Quando cala la notte, si rifugiano in una casa al limitare del bosco. Ben presto si imbattono nella strana proprietaria, una nonnina zuccherosa di nome Mildred.

I quattro sentono che c’è qualcosa che non quadra in quella donna e decidono di indagare, dividendosi: Fritz e Loki trascorrono le giornate nella sua casa, mentre Zorba e Lulù perlustrano la zona. Inoltre, scelgono un punto di ritrovo per aggiornarsi su ciò che riescono a scoprire.

I due micetti sono in grado di comprendere le parole di Mildred, che, proprio come loro, appartiene all’epoca moderna; al contrario, lei non capisce il loro linguaggio. Ciò dimostra che non è una strega.

La verità è che la donna è finita in quell’epoca a causa di un incantesimo di  Cassandra, una strega incapace di compiere magie più complesse senza l’aiuto di un M.a.g.u.s. (Magici Gatti per Usi Speciali).

Mildred cova molta rabbia nei suoi confronti: ha trascorso gli anni tra l’emarginazione sociale e il disperato desiderio di tornare a casa. (“Ho trascorso gli ultimi anni della mia vita in questo posto in mezzo al nulla, in un tempo in cui non dovrei esistere, faticando capire la gente che mi circonda è messa al bando come una reietta. Come come una strega. Perché, sebbene qui nessuno conosca la verità su di me, tutti avvertono, in qualche modo, che sono diversa.”)

Per completare la pozione che li ricondurrà all’epoca moderna ha bisogno del loro aiuto, soprattutto l’aiuto quello di Zorba. Le mancano soltanto due ingredienti.

I quattro amici scoprono che Tea, il M.a.g.u.s. di Cassandra, si trova da qualche parte in quella zona: il libro degli incantesimi della strega non è l’unica cosa che Mildred ha portato via con sé durante il teletrasporto. Ancora non sanno che la gatta è in quella casa e che è in grave pericolo…

 

Loki è un gatto norvegese dal pelo folto e lucido. Lui è il più grosso di tutti, perciò si fa sempre avanti per proteggere i suoi amici. Ha un carattere cinico e spesso si azzuffa con Lulù per alleviare le tensioni. Rispetto agli altri non ha nulla da perdere; questo lo porta a essere molto più protettivo nei confronti dei suoi amici.

Zorba è un giovane gatto dal pelo lucido e dagli occhi del colore dell’ambra. Lui è un british nonché un M.a.g.u.s. ancora inesperto. Non pensa infatti di essere all’altezza del padre.

Lulù invece è un gatto tricolore. A causa del suo carattere snob, Loki l’ha soprannominata principessa. Sente molto la mancanza del suo padrone Gaston e desidera tornare al più presto da lui nella sua amata Parigi.

Infine c’è Fritz, un soriano di colore grigio e dal manto spelacchiato. Ha un corpo troppo magro. È l’unico in grado di leggere e conosce molte cose sulla storia. Insomma, è proprio un secchione! Non non è molto sicuro di sé, parla poco ed è piuttosto goffo. A causa della pozione di una strega può diventare invisibile o  comparire a intermittenza, ma non ha ancora imparato a controllare il proprio “potere”.

I quattro mici-amici si completano: senza il lato pratico di Zorba, quello razionale e intellettuale di Fritz, quello forte e cinico di Loki e quello saggio di Lulù, come farebbero gli altri a sopravvivere? Persino la gatta snob, arrivata per ultima, è parte integrante del gruppo; è stata accolta a “zampe aperte”. 

Affrontando numerose difficoltà e rischiando più volte di cacciarsi nei guai, i protagonisti rafforzano il legame che li unisce.

 

Nonostante sia il secondo di una serie, il lettore potrebbe leggere questo libro anche senza aver letto il primo grazie a qualche breve spiegazione dell’autrice. Questo, a mio avviso, è un punto a suo favore.

 

Incatenati al passato è una bellissima storia d’amicizia, coinvolgente e scritta bene.

Affronta svariati temi, quali la paura del diverso, l’amicizia, la lealtà, il cambiamento.

Fritz è sempre stato il gatto più goffo e insicuro del gruppo, ma stavolta dimostra delle insospettabili doti da leader. Si rende utile senza combinare qualche pasticcio, come è solito fare. Mette a disposizione degli altri le sue innumerevoli conoscenze e coordina le varie operazioni per salvare Tea e per riuscire a creare la pozione che li riporterà a casa.

Anche Lulù cambia: non è più la gattina viziata che hanno conosciuto gli altri tre, si rivela più coraggiosa e disponibile all’azione. Lo stesso Loki, sempre molto scontroso, riesce a tranquillizzarla e, per il bene di tutti, mette un po’ da parte il suo carattere tendente al litigio.

Infine Zorba acquisisce delle nuove consapevolezze circa il suo potere magico. Non può più vivere all’ombra del padre, soprattutto nel momento del bisogno.

Questo è un altro punto a favore del libro.

Angela Quaranta fa capire a grandi e piccini l’importanza dell’amicizia, dell’unione e del rispetto nei confronti del diverso. Non bisognerebbe mai giudicare dalle apparenze, maltrattare un gatto soltanto perché il suo pelo è nero. Sono queste le cose che vuole ricordarci l’autrice di questo bellissimo romanzo.

 

In definitiva, Incatenati al passato è un libro per bambini capace di coinvolgere anche gli adulti per le tematiche importanti che affronta e per le emozioni che trasmette. È scorrevole. I personaggi sono caratterizzati bene (sono profondi e interessanti). Il testo è accompagnato da delle illustrazioni molto carine, che mi hanno ricordato un po’ quelle dei libri della collana Il battello a vapore. Il finale è divertente e preannuncia un terzo volume ancora più avventuroso e intrigante.

Lo consiglio a chi si sente escluso, diverso e non capito, a chi ha perso la fiducia in una cosa tanto preziosa come l’amicizia, a chi cerca una lettura appassionata per il proprio figlio (o per divertirsi insieme a lui), a chi ama la storia e vuole fare un tuffo nel passato.

 

Vi auguro di trovare degli amici speciali come loro!

 

Voto:⭐⭐⭐⭐⭐/5

 

[Recensione del primo volume]

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(Fonte foto e trama: Amazon)

 

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Recensione #33 – Miyo – Un amore felino di Mari Okada

Miyo Un amore felino è un film d’animazione giapponese del 2020, diretto da Jun’ichi Satō e Tomotaka Shibayama e scritto da Mari Okada. Sarebbe dovuto uscire nelle sale cinematografiche del Giappone, ma non è stato possibile a causa della pandemia. I diritti del film sono stati venduti alla piattaforma digitale Netflix.

 

Una ragazza particolare si trasforma in una gatta per attirare l’attenzione del ragazzo che le piace, ma presto la distinzione tra umana e animale inizia a svanire…

miyo un amore felino

Miyo Sasaki, detta Muge, è una studentessa in apparenza solare e forte. È innamorata del suo compagno di classe, Kento Hinode. Al contario di Muge, Kento è un ragazzo tranquillo, introverso.

Quando lei si approccia al ragazzo, lui si mostra scostante e talvolta persino infastidito. Non gli piace il suo modo di fare particolare e insistente.

Per stargli vicino ed essere accettata da lui, decide di trasformarsi in una tenera micetta grazie a una maschera, che gli è stata data da un gatto “mascheraio”.

Muge è convinta di potersi trasformare in una gatta e tornare umana a suo piacimento, ma non è così: ben presto capisce le reali intenzioni del mascheraio e scopre che potrebbe non riuscire più a ritornare alla sua forma umana…

 

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Miyo Sasaki, ribattezzata Muge dai compagni di scuola, è una ragazza espansiva, che dice sempre quello che pensa e mostra il suo lato eccentrico senza vergogna.

La sua schiettezza si contrappone al lato schivo di Kento Hinode, il ragazzo che le piace. Non potrebbero essere più diversi: Kento è taciturno, sta sempre sulle sue e viene visto da Muge come un ragazzo intelligente, dolce e che ama gli animali. Non sa che nasconde tante insicurezze dietro il suo atteggiamento distaccato.

Grazie alla maschera che la trasforma in gatto riesce a conoscere meglio Kento e i suoi pensieri, se stessa e i reciproci sentimenti. Il ragazzo non è in grado di parlare apertamente agli altri come lei: vorrebbe dire alla madre che il suo desiderio più grande è quello di diventare un ceramista, nonostante il laboratorio di ceramica di famiglia stia per essere chiuso a causa della situazione economica familiari. Muge sfrutta la situazione per stargli vicino e consolarlo. Kento non sa che la ragazza ha avuto un passato difficile, che è stata vittima di bullismo e che ha problemi con i suoi.

Ognuno dei due si è fatto un’idea sbagliata dell’altro.

Il rifiuto di Kento davanti ai compagni di classe getta Muge nello sconforto, tanto da voler essere un gatto. Non si sente amata e voluto, pensa che Kento e i propri genitori non sentirebbero la sua mancanza e che non la cercherebbero, che potrebbe ricevere affetto da parte del ragazzo soltanto come gatta.

Per tanto tempo ha indossato una maschera per nascondere il proprio dolore. Utilizzando il sorriso come scudo, è stata fraintesa. Ha finto che andasse tutto bene, che fosse contenta, dimostrandosi coraggiosa anche quando dentro soffriva.

In questo caso la maschera è metaforica e fa comprendere allo spettatore la psicologia dei protagonisti e i loro errori, quelli che non dovrebbe fare.

Il ragazzo si accorge che la micetta, che ha chiamato Tarō in ricordo del cane che ha perso, è Muge, e capisce di non volerla perdere.

Quando avviene uno scambio di maschere e la ragazza perde la sua, quella di essere umano, rischia di perdere ogni cosa e di rimanere intrappolata per sempre nel corpo di un gatto.

La trama prende una piega diversa, che ricorda La Città Incantata dello Studio Ghibli, molto più fantasy e dinamica rispetto al ritmo lento iniziale. I protagonisti e alcuni personaggi secondari devono affrontare un’incredibile avventura , che è anche un modo per rafforzare i legami.

 

Miyo

 

Miyo – Un amore felino è una tenera storia d’amore con elementi fantasy e riferimenti al folklore giapponese.

Affronta svariati temi, quali il bullismo, i rapporti familiari, i conflitti interiori, l’incapacità di essere se stessi, l’affetto, l’amore per gli animali, la fuga da una realtà difficile.

In questo film le maschere non sono soltanto fisiche, sono soprattutto figurate. Vengono indossate appunto per scappare dai contrasti, dalle fragilità, dalle paure e dell’ansia (spesso la protagonista si domanda se dichiarare i propri sentimenti a Kento, rischiando di perderlo, oppure rimanere un gatto per potergli stare accanto, tirarlo su di morale, conoscerlo nel profondo).

È un anime profondo, dolce e delicato, che ci insegna a essere noi stessi, senza filtri, a non chiudere il nostro cuore agli altri, soprattutto a chi ci vuole bene davvero e non riesce a dimostrarcelo, a dire sempre quello che pensiamo, rischiando persino di sbagliare, e soprattutto a non fuggire dai nostri problemi.

 

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In definitiva, Miyo – Un amore felino è un’opera di raffinata e delicata bellezza. I disegni sono molto carini. Pur non essendo molto originale, la trama si sviluppa in modo interessante ed emozionante: dapprima appare pacata, come un semplice anime scolastico, poi diventa più movimenta e particolare (mi ha ricordato La Città Incantata e La ricompensa del gatto). I personaggi sono caratterizzati bene, in particolar modo i protagonisti. Anche i personaggi secondari e le sottotrame che si creano sono molto interessanti: per esempio, Yumi, la sorella di  Kento, è innamorata di Tomoya Sakaguchi, l’apprendista del nonno nel laboratorio di ceramica oppure Kaoru Mizutani, la matrigia di Miyo, vuole molto bene a Kinako, la sua gattina di dodici anni. Ognuno è indispensabile per la buona riuscita del film. La storia è impreziosita dalle bellissime musiche di Mina Kubota. Il finale è dolcissimo ed è in grado di strappare qualche lacrima.

Lo consiglio a tutti perché è un’opera meritevole per le emozioni che trasmette.

 

Voto: 9/10

 

 

Informazioni tecniche

Durata: 1h e 44 mimuti

Data italiana: 18/06/2020
Data in patria: 18/06/2020

Distribuzione: Netflix

 

 

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Recensione #32 – Graffi(ti)… di me e di te di Arianna Venturino

Graffi(ti)… di me e di te è un romanzo scritto da Arianna Venturino. È stato autopubblicato su Amazon ed è il primo volume della dilogia The scratches series.

 

51n51GxS8qL._AC_SY400_Può l’amore essere distruzione e salvezza allo stesso tempo?
Per Luna Farley, che di amore non ne ha mai ricevuto, era l’incognita più profonda.
Batterista in una band di strada Londinese, Luna era quel tipo di ragazza che avrebbe potuto metterti i piedi in testa e schiacciarti se avesse voluto.
In tutta la sua vita aveva solamente sofferto, ma ora era tutto diverso per lei, aveva la sua band, i suoi amici, i suoi tatuaggi e il suo carattere forte e niente l’avrebbe distrutta… o quasi.
Christopher Merrit era quel tipo di ragazzo che tutte le donne avrebbero voluto: Alto, moro, tatuato. Ma non era solo quello, Christopher era quel tipo di uomo che, a trent’anni, aveva visto la vita dargli una dura lezione e il suo cuore tenero ne risentiva.
Quando le loro strade prendono a unirsi in un susseguirsi di incontri casuali, i muri di Luna iniziano a sgretolarsi, dando vita a un dolore insopportabile, il dolore dei mostri di un passato che torna e che non se n’è mai andato.
Da un lato, Christopher non riesce a fare a meno di continuare a provarci con lei, nonostante i continui rifiuti.
Dall’altro, Luna sarà costretta a scegliere.
Cedere all’amore e alle proprie debolezze oppure rimanere al sicuro dietro la sua corazza?

 

Camden Town, Londra.

Luna Farley è la batterista degli Starshine, una band underground di Londra.

Vive in un appartamento insieme agli altri componenti del gruppo: Lesley, la cantante, Kimberley, la chitarrista, e Michael, che suona il tamburo rullante. I tre sono diventati la sua famiglia, quella che non ha mai avuto: a sette anni, infatti, è stata abbandonata dai genitori biologici e messa in un orfanotrofio, per poi essere adottata da una coppia ricca e arida, i signori Madison. Viene cresciuta senza amore e sfruttata; può ricevere affetto soltanto dal gatto di famiglia, Play, e dal suo cavallo.

I genitori biologici le hanno lasciato un’ingente somma di denaro, che può utilizzare dalla maggiore età. Al compimento dei diciotto anni e della morte del gattino, Luna scappa di casa e porta con sé il cavallo, che lascia in un ranch fuori città.

Con la musica cerca un riscatto, dopo aver vissuto per anni senza un briciolo di bene. È determinata a mantenere la felicità, stando alla larga dalle relazioni amorose. Si è costruita un muro per difendersi dalle sofferenze, dalle paure, dall’abbandono, a causa delle ferite del passato che non si sono mai rimarginate. Suonare la batteria è un modo per sfogarsi, per scacciare la rabbia repressa, per sentirsi libera, viva.

Apparentemente tranquilla, nasconde un animo ribelle, impulsivo, turbolento.

Un giorno decide di farsi un tatuaggio sul lato sinistro del collo: una stella intrecciata alla luna, il simbolo della band. Non contenta, si rade i capelli neri sempre dalla parte sinistra. Vuole cambiare anche il look, trasformarsi in una vera rock star. Luna e i suoi amici vanno da Primark, dove incontra Christopher (o meglio, si scontra con lui!)

Dopo il loro incontro/scontro, Luna lo incrocia spesso: lui è il grafittaro della zona e insegna ai ragazzini a fare arte.  Tra i due c’è una forte chimica, nonostante lei non voglia accettarlo. Ha paura di innamorarsi di Christopher e di soffrire ancora, quindi cerca in tutti i modi di allontanarlo, trattandolo male.

Quando il grafittaro sceglie di mettersi da parte, Luna cede e lo bacia. Il muro che ha eretto nel corso degli anni si sgretola e la felicità di questo primo amore bussa finalmente alla sua porta…

 

 

Graffi(ti)… di me e di te è una storia d’amore dolce e sofferta.

All’inizio Luna si mostra diffidente e acida nei confronti di Christopher, un bellissimo giovane uomo dai capelli scuri e gli occhi verdi. Lo fa per tutelarsi, perché i suoi genitori, biologici e adottivi, le hanno insegnato che non esiste l’amore nella sua vita. Ha paura di questo sentimento, come la spaventa un nuovo abbandono. È determinata, cinica, ma anche libera e spensierata con la sua musica. Ammira gli artisti di strada proprio per quel senso di libertà e felicità che trasmettono. Sta dalla parte dei più deboli, di chi è indifeso, proprio come un cucciolo di cane che è stato abbandonato in un cassonetto e che ha voluto salvare e ribattezzare House. Il conformismo le sta stretto per questo che ha deciso di rivoluzionare il proprio guardaroba e il proprio modo di suonare.

La band si è ritirata per alcuni mesi in modo da creare un nuovo arrangiamento, un nuovo sound distante da quello del passato, che reputavano troppo anonimo. Gli Starshine sono una famiglia: tutti, per un motivo o per un altro, se ne sono andati da casa o sono stati abbandonati dai genitori. Ci sono Leslie, che li ha persi entrambi a causa di un incidente stradale, e Mike, che è stato rinnegato a causa della propria omosessualità. Soltanto Kimberley ha scelto volontariamente di lasciare casa per condurre uno stile di vita più movimentato e inseguire il proprio sogno; al contrario degli altri, ha l’appoggio dei suoi.

Leslie ha i capelli rossi, è vanitosa e si sente una primadonna. Vuole sempre avere ragione e primeggiare. Si porta a letto degli sconosciuti incontrati nei locali e ha un atteggiamento da “pantera”. Il suo carattere presuntuoso si scontra con quello impulsivo di Luna, creando malumori, rancori e persino litigi all’interno del gruppo. È sempre la pacata Kimberley a doverle dividere e ascoltare la batterista, l’unica che riesca a capirla davvero. Ha i capelli biondi e lisci, gli occhi verdi e tanti tatuaggi e piercing. È una persona dolce, solare, delicata, con un lato hippie. Per aiutare a rilassare e calmare gli animi della band organizza sedute di yoga e di meditazione. A differnza di Leslie, frequenta soltanto Adam, un tipo calmo e poco appariscente, senza tatuaggi, borchie o qualsiasi altro accessorio.  Leslie aveva sentito suonare Kimberley e le aveva proposto di formare una band. Poco dopo si era unito a loro Michael e Luna si era aggiunta al trio da due anni. Mike è estroso, ossessionato dai muscoli e dalle palestre, che non vuole impegnarsi e che adora i social.

L’esistenza di Luna sta per essere stravolta, rivoluzionata. Per una volta sceglie di cedere all’amore e soprattutto capisce che la vita è una sola e non bisogna sprecarla, che non si può scappare dai sentimenti e soprattutto non si può rinnegare la felicità perché tutti la meritano.

Anche Christopher Merrit ha un passato doloroso alle spalle: sua sorella Alexandra si è tolta la vita e lui continua a colpevolizzarsi. Pensa che avrebbe potuto fermarla, salvarla. A causa del dolore, ha tenuto le donne a debita distanza, senza affezionarsi a loro e senza amarle davvero. Vorrebbe fuggire da se stesso, dai demoni che lo consumano. Tuttavia, gli occhi azzurri di Luna sono stati in grado di stregarlo. Sente che deve proteggerla, salvare un’anima fragile. È intenzionato a conquistarla con ostinazione, non si arrende neppure di fronte ai rifiuti e alla maleducazione della giovane donna.

Il percorso per ottenere la piena fiducia di Luna è insidioso, ma Chris è un tipo ostinato e soprattutto innamorato. Si rivela un fidanzato premuroso, attento ai desideri della sua amata.

È il proprietario del Lumière, una discoteca della zona, insieme a Logan, il suo migliore amico nonché coinquilino. Il lavoro gli porta via molte ore ed energie, soprattutto perché deve gestire il locale senza il suo amico, troppo interessato a uscire con altri uomini. È frustato perché non ha più tempo per insegnare a disegnare, la sua più grande passione. Invece Luna e gli Starshine possono suonare nel locale grazie a un contratto fisso, uno dei tanti modi che ha di dimostrarle l’amore che prova. La batterista ha fatto una promessa a Paola, una sua amica all’orfanotrofio di origini italiane: diventare una musicista. Le due si ritrovano a Camden proprio quando Luna decide di farsi un tatuaggio.

Il passato torna con prepotenza nelle vite dei protagonisti, che devono imparare ad affrontare paure, rimpianti, rimorsi e ferite aperte.

 

Un colpo di fulmine, un pericoloso gioco di sguardi e il destino danno  vita a un susseguirsi di eventi romantici e passionali, emozionanti e travolgenti. Il lettore prova dolore insieme ai personaggi, che sono tormentati, fragili e rotti.

Tutto sembra essere collegato, come i pezzi di un puzzle. Si compone e si scompone, in questo romanzo dolcissimo.

 

Arianna Venturino è riuscita a creare un personaggio femminile intrigante e differente dai canoni del romance: è imbranata e goffa, sì, ma non appare disperata e bisognosa. Si ingozza, soprattutto di pizza, fregandosene del peso e di apparire perfetta. Sono le fragilità che nasconde dietro un atteggiamento duro, apparentemente freddo e distaccato, e la sua forza di volontà a renderla interessante. Non è per niente scontata e rivela un’anima profonda e ribelle.

Anche i personaggi di contorno non sono male, soprattutto Paola e il suo vissuto difficile e sofferto.

È proprio il passato doloroso ad accomunarli, insieme al desiderio di riscatto e alla paura di essere felici.

L’autrice ci fa capire che tutti noi dovremmo lasciarci andare, abbandonare le nostre corazze e fare di tutto per distruggere le barriere che ci dividono, rincorrendo i nostri sogni e la tanto agognata felicità.

 

 

In definitiva, Graffi(ti)… di me e di te è un romanzo rosa tenero e fresco. Lo stile dell’autrice è acerbo, semplice, diretto e talvolta poetico. La trama è scorrevole, non risulta mai pesante, noiosa o complessa. C’è una buona dose di introspezione, flashback e azioni, mescolati sapientemente. Alcuni passaggi sono un po’ ripetitivi e li avrei rimossi o comunque li avrei mostrati e non raccontati (il famoso show don’t tell). Non mancano i colpi di scena. Il finale getta le basi per un secondo volume intenso e altrettanto coinvolgente. Anche se non ci fosse stato un seguito, lo avrei apprezzato lo stesso per la sua completezza.

Lo consiglio a chi ama le storie d’amore romantiche e struggenti, con qualche complicazione, a chi ha bisogno di una seconda possibilità o a chi, semplicemente, vuole sognare insieme a Luna e Chris.

 

 

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All'amore che graffia il cuore.

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Recensione #31 – Pollyanna di Eleanor H. Porter

Pollyanna è un romanzo per ragazzi scritto da Eleanor Hoogman Porter nei primi anni del Novecento. In Italia è stato pubblicato da Mursia Editore e successivamente anche daDe Agostini.

 

Chi riuscirà mai a scaldare il cuore di Miss Polly Harrington,una donna ancora giovane e bella, ma gelida e scostante che vive in rigorosa solitudine nella sua lussuosa casa di campagna? Ma la piccola Pollyanna, naturalmente, una nipotina rimasta orfana di entrambi i genitori che porterà nella sua vita una ventata d’aria pura.

 

 

Pollyanna Whittier ha perso la madre e successivamente anche il padre, un Pastore che le ha insegnato il “gioco della contentezza”. Rimasta orfana, va a stare a casa della zia, Miss Polly Harrington.

La piccola ha undici anni, i capelli chiari e le lentiggini. Il suo è un carattere allegro, esuberante, gentile e premuroso. È felice di essere andata a vivere con la zia e fa la conoscenza di Nancy, la donna di servizio, e il vecchio Tom, il giardiniere.

Fin da subito Polyanna si mostra sorridente e cordiale con la rigida Miss Polly, una persona troppo ligia al dovere. La convivenza risulta difficoltosa per la donna, che ha chiuso il suo cuore e che ha rinunciato a farsi bella a causa di una delusione d’amore: la nipote, infatti, sbatte le porte per la gioia, parla spesso del padre, non rispetta gli orari prestabiliti per la cena e accetta le punizioni senza fiatare, trovandoci comunque qualcosa di buono.

Polyanna smette di parlare del padre in presenza della zia e decide di rinunciare a “giocare” con lei.

La bambina conosce molte persone di Beldingsville, a partire da Mr John Pendleton e Mrs Snow, due persone che, per motivi differenti, hanno smesso di essere contenti e che non sanno apprezzare le piccole cose. Le coinvolge nel suo “gioco”, aiutandoli a ritrovare il buonumore. Nancy si stupisce quando scopre che i due sono cambiati e hanno permesso a Pollyanna di parlare con loro, mettendo da parte il lato scorbutico che fino a poco prima li aveva contraddistinti.

Ma non è l’unica cosa che è stata in grado di fare la piccola: tutta la città, piano piano, viene a conoscenza del “gioco” e riflette sull’importanza di fare entrare la gioia nella propria vita.

 

Pollyanna ha una parola gentile per tutti e prende a cuore le cause altrui, come, ad esempio, quella del suo coetaneo Jimmy Bean, un orfano che vorrebbe vivere in una casa e sentirsi amato. Ma non è il solo a volerlo: anche Mr Pendleton e il dottor Thomas Chilton, collegati in qualche modo alla famiglia della bambina, desiderano la presenza di un bambino o di una donna per considerare la loro abitazione “casa”. (Non conosco il testo originale, ma in inglese c’è una distinzione netta tra i termini “house”, ovvero “casa” in senso letterale, e “home”, in senso figurato).

 

Un colpo di scena mette alla prova la giovane, che non riesce più a trovare la contezza in ogni cosa. Trova l’affetto degli abitanti di Beldingsville e il bene che lei ha dato le viene restituito con gli interessi.

 

Con Pollyanna è impossibile sentirsi soli e tristi. Emana positività da tutti i pori, nonostante la vita sia stata molto ingiusta. Insegna alla zia e a tutti gli altri adulti a vivere, cosa che cerca di fare ogni giorno. Secondo lei si vive soltanto facendo le cose che si amano e trovando sempre il lato positivo in ogni situazione. La sua ingenuità strappa un sorriso alle persone che incontra e anche ai lettori.

 

Pollyanna fa riflettere sull’importanza delle piccole cose, dei legami familiari, sul fatto di imparare a mettere da parte l’orgoglio e di aprire il proprio cuore, per il bene di tutto.

Ci ricorda che dovremmo essere grati di ciò che abbiamo, pensando a chi non ha nulla o ha una vita peggiore della nostra.

Se tutti noi giocassimo al “gioco della contentezza”, il mondo girerebbe meglio. Purtroppo, però, la vita reale non è semplice e ci mette di fronte a dei momenti bui, che ci impediscono di essere felici, di spiccare il volo, di risplendere, proprio come l’anima della piccola protagonista di questo bellissimo romanzo e i giochi di luci che crea il sole quando si riflette sui prismi di cristallo. Tutti meriterebbero di vivere nell’arcobaleno, di aprire le finestre per rendere la propria stanza meno cupa, di potersi fare belli per qualcuno.

 

In definitiva, Pollyanna è un romanzo che scalda il cuore, scorrevole e con dei personaggi caratterizzati bene. La trama è semplice, ma funziona. Insegna ai bambini e ricorda agli adulti di apprezzare le piccole cose, quelle che abbiamo davanti agli occhi e che non notiamo o che ci accorgiamo di desiderare soltanto quando le perdiamo.

Lo consiglio a tutti, soprattutto a chi sta attraversando un periodo difficile e ha bisogno di una ventata d’aria fresca.

 

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Recensione #30 – Una mosca nello spogliatoio maschile di Emily Lockhart

Una mosca nello spogliatoio maschile è un romanzo scritto da Emily Lockhart e pubblicato in Italia da Mondadori (collana I-Pink).

 

Cosa pensano i ragazzi? Sono davvero così forti come sembra o dentro sono molto più fragili? Di cosa parlano quando non ci sono ragazze nei paraggi? In diretta dallo spogliatoio maschile dell’esclusiva Manhattan School for Art and Design, una ragazza-mosca svela tutta la verità in un romanzo divertente, profondo e sfrontato.

 

Gretchen Kaufmann Yee ha quindici anni e frequenta la Manhattan School for Art and Design (Ma-Ha), una scuola pubblica di New York.

Le piace disegnare, in particolar modo i supereroi della Marvel (Spiderman è il suo preferito).

È innamorata di Titus Antonakos, un componente degli Artiratti, un gruppo di ragazzi che si mettono a fumare vicino ai cassonetti. Ne fa parte anche il suo ex ragazzo, Shane, che l’ha scaricata per un’altra ragazza. Gli altri sono Adrian, Malachy Brat.

Titus è intelligente, sensibile e profondo, è magro, ha la pelle chiara, gli zigomi alti, i capelli neri e un look alla Johnny Rotten. Pur non piacendo alle ragazze, è il tipo ideale di Gretchen. Peccato che non abbia il coraggio di confessargli ciò che prova.

Nonostante si sia tinga i capelli di rosso, si sente una qualunque. Nella sua scuola è vietato essere “normali”, bisogna conformarsi all’anticonformismo. Neppure la sua insegnante di disegno, la Kensington, sembra capirla e apprezzarla: vorrebbe che la smettesse di copiare lo stile dei fumetti che tanto adora.

Quando scopre che i genitori stanno divorziando, crede che il padre abbia un’altra, si sente abbandonata dalla sua unica amica, Katya, e capisce di non riuscire a fare alcun passo avanti con il ragazzo dei suoi sogni, desidera diventare una mosca nello spogliatoio maschile.

Quella che sembra soltanto una battuta si trasforma in realtà: Gretchen si risveglia a scuola con le sembianze di una mosca, un po’ come accade a Gregor Samsa nel romanzo “La Metamorfosi”.

La sua nuova vita le permette di spiare i maschi della sua scuola, osservando i loro pregi e i loro difetti. Valuta i loro sederi, gli ascolta, scopre che anche quelli che si mostrano sicuri di sé nascondono delle fragilità. Capisce che sono umani, proprio come lei e tutte le altre ragazze.

Questa nuova opportunità le consente di conoscere meglio Titus e i suoi amici e al contempo di comprendere se stessa e di riportare a galla le ingiustizie e le disparità tra maschi e femmine. Quest’ultime hanno lo spogliatoio più piccolo, con meno docce e nessun armadietto con la combinazione per lasciarvi dentro le scarpe da ginnastica o lo shampoo.

Se non fosse diventata una mosca, non avrebbe imparato un’importante lezione di vita.

 

 

Una mosca nello spogliatoio maschile è un romanzo per ragazzi, divertente e profondo. 

Affronta diversi temi importanti e delicati, quali la disparità tra i sessi, l’omofobia, l’accettazione della diversità e soprattutto la ricerca di se stessi, del proprio posto nel mondo.

Emily Lockhart utilizza uno stile irriverente e fresco per permettere ai più giovani di riflettere e ricordare agli adulti le cose importanti.

La vita di Gretchen è alla deriva, ma è proprio la trasformazione a cambiarla: non si dovrebbe mai giudicare dalle apparenze. Nello spogliatoio maschile i ragazzi sono nudi, scoprono i propri corpi, ma anche le proprie debolezze, le proprie paure, i propri pensieri, i propri segreti, le proprie lacrime, le proprie frustrazioni. E lei è la spettatrice, come se guardasse un film nella sala di un cinema. Attraverso le situazioni che osserva, matura. Non serve essere dei supereroi per aiutare gli altri, basterebbe battersi per le giuste cause o avere il coraggio di invitare fuori il ragazzo amato.

Il lettore segue il suo percorso di crescita personale: all’inizio la ragazza si isola, preferendo il disegno ai suoi compagni, non conosce il corpo maschile, non fa parte di un gruppo e ha soltanto un’amica. Durante l’adolescenza capita a molti di pensare di non valere (a causa di un’umiliazione da parte di un’insegnante, di una storia finita o per un difetto fisico) e di chiudersi. Gretchen non pensa di piacere, di essere “notata”. A causa della sua scarsa autostima, non è motivata e non sa cosa vuole; talvolta, dà tutto troppo per scontato. La sua “trasformazione” da essere umano a insetto ripugnante le dà la spinta necessaria per acquisire nuove consapevolezze.

Sono queste le cose che ci insegna la giovane protagonista di questo romanzo. A volte ci dimentichiamo il nostro lato umano, celato da chili di trucco, da vestiti oversize, da sorrisi di cortesia. Tutti noi dovremmo accettarci per quelli che siamo, guardarci allo specchio senza odiarci, essere sinceri con noi stessi, imparare a scrutarci con gli occhi di chi ci apprezza, anche se siamo troppo magri o non abbiamo un corpo perfetto. Non possiamo accontentare gli altri e vivere una vita a metà, infelici (smettendo, ad esempio, di disegnare fumetti o fingendo di non essere omosessuali) e con le ali tarpate. Questo significa essere supereroi nella realtà.

 

In definitiva, Una mosca nello spogliatoio maschile è un romanzo scorrevole, spassoso e a tratti profondo. Lo stile è semplice e adeguato al target. I personaggi sono caratterizzati abbastanza bene, alcuni spiccano più di altri (Titus e Brat sono molto interessanti, a mio avviso). La trama è originale, nonostante il riferimento al romanzo di Kafka: l’autrice ha sfruttato questa caratteristica (la “metamorfosi”) per permettere al lettore di riflettere e al tempo stesso di divertirsi. Il finale è toccante e dolce. Si potrebbe quasi definire un romanzo d’amore.

Lo consiglio a chi ha bisogno di svagarsi e cerca una lettura fresca e leggera con qualche spunto di riflessione.

 

Vi auguro di trasformarvi in quello che desiderate essere, di prendervi ciò che volete e soprattutto di essere visti da chi amate.

 

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Recensione #29 – The Summoning di Kelley Armstrong

The Summoning – Il richiamo delle ombre è un romanzo scritto da Kelley Armstrong e pubblicato in Italia da Fazi Editore per la collana Lain. È il primo volume della serie Darkest Powers.

 

Chloe Saunders, una teenager come tante. Pochi sogni nel cassetto, ancora nessuna particolare aspirazione, se non quella di diplomarsi con un voto decente, avere molti amici, magari trovare un ragazzo da amare. Sebbene le sue aspettative siano basse nei confronti della vita, mai avrebbe potuto immaginare che nel bagno della scuola, invece di ragazze che si rifanno il trucco, o parlano del giocatore di football che le ha invitate al ballo, le sarebbe apparso il bidello della scuola, il bidello morto. Chloe infatti può vedere i fantasmi, e loro possono vedere lei. La sua vita non sarà mai più la stessa. Molto presto gli spettri sono ovunque, le richiedono attenzione, invocano il suo aiuto. È troppo per lei: la ragazza ha un crollo nervoso, tanto da essere internata in una casa per ragazzi disturbati. Lyle House, “un posto per ritrovare la serenità”, reciterebbe una brochure, se ne esistesse una. Purtroppo la realtà si rivela presto meno patinata e tranquilla, quando Chloe conoscerà meglio gli altri pazienti – le due compagne di stanza: la detestabile Tori, una persona sin troppo elettrica, e Rae, che ha un “problemino” col fuoco, l’affascinante Simon e l’ombroso fratello Derek, la cui ostilità nei suoi confronti si stempererà lentamente, sbocciando in un affetto che nessuno dei due avrebbe previsto – la ragazza inizierà a realizzare che c’è qualcosa di sinistro che lega tutti loro, che c’è una vena molto più oscura che si cela nelle fondamenta di Lyle House…

 

 

Chloe Saunders ha quindici anni e frequenta l’istituto d’arte. Il cinema è la sua più grande passione: ogni volta che incappa in un problema e non sa come risolverlo, finge di essere in un film. Sogna di diventare una regista.
La ragazza ha perso la madre durante l’infanzia e il padre, che è spesso via per lavoro, l’affida alle cure delle governanti. Ha un ottimo rapporto con la zia Lauren, che è sempre pronta ad ascoltarla e a sostenerla.
C
hloe pensa di essere un’adolescente come tutte le altre, forse solo un po’ impacciata, riservata e insicura, finché non riesce a vedere un fantasma. Si tratterebbe dello spirito di un bidello della scuola, comparso per chiederle aiuto. Spaventata, fugge via e si ritrova coinvolta, suo malgrado, in un malinteso. A causa di questo spiacevole episodio, la giovane viene sedata e portata in ospedale, dove scopre che dovrà trascorrere del tempo a Lyle House, una casa-famiglia per ragazzi problematici.
U
na volta arrivata alla struttura, conosce Liz, Tori, Rae, Simon, Dereck e Peter. Ognuno ha una cartella clinica nascosta nello studio della dottoressa Gill e un passato ingombrante. Vengono seguiti dalle infermiere (la signora Talbot e la signorina Van Dop) e studiano sotto la supervisione della signora Wang.
L’obi
ettivo principale di Lyle House è di aiutare i ragazzi a interagire tra di loro attraverso lo studio, le faccende domestiche e qualche attività ricreativa.
Chloe 
lega fin da subito con la sua compagna di stanza, Elizabeth (Liz), una ragazza che afferma di avere dei problemi con un poltergeist, e successivamente anche con Rachelle, detta Rae, una ragazza fissata con il fuoco. Soltanto Victoria, detta Tori, sembra averla presa in antipatia perché convinta voglia portarle via il suo non-ragazzo, Simon. Anche quest’ultimo e suo fratello adottivo, Dereck, hanno dei segreti da celare.
L
a giovane si sente sbagliata a causa della sua capacità di vedere i fantasmi. La dottoressa Gill le comunica una verità sconcertante: è affetta da schizofrenia, una malattia che le causa, tra le altre cose, allucinazioni visive e uditive. La diagnosi della dottoressa non la convince, proprio come il comportamento dei fratelli e degli altri suoi coetanei, quindi è decisa a scoprir la verità.
C
hloe si trova impreparata ad affrontare la vita quotidiana presso la casa-famiglia, essendo abituata a vivere nella bambagia (ad esempio, non ha mai fatto la lavatrice).
N
onostante Dereck provi una certa antipatia nei suoi confronti e si mostri scontroso, Chloe riesce a scalfire la sua corazza. Si avvicina anche a Simon, alimentando così la rabbia di Tori, che non accetta di perderlo. In realtà, il ragazzo non l’ha mai presa in considerazione.
Q
uando Liz viene portata via dall’istituto a causa di uno spiacevole incidente con quello che credeva fosse un poltergeist, le tensioni crescono e Chloe e i fratelli decidono di fare fronte comune. La ragazza è costretta ad accettare il suo potere e comprende di non essere l’unica a possederne.

 

The Summoning è un urban fantasy dalle tinte dark, con elementi paranormali.

La storia ruota attorno alla protagonista, Chloe Saunders, ed è narrato in prima persona.

Il suo personaggio subisce un’evoluzione significativa: passa dall’essere una ragazza insicura, con un problema di balbuzie, all’essere più determinata. Non è più servita e riverita, a Lyle House deve impegnarsi nelle faccende domestiche ed è costretta a relazionarsi con gli altri. Tutti sanno che è in grado di vedere i fantasmi e attira subito l’attenzione; al contrario, nella sua scuola era invisibile, proprio come gli spiriti che si rivolgono a lei.

Alla casa-famiglia impara a conoscersi, a scoprire di più sul suo passato e sulla natura del suo potere. Non è stato un caso se il fantasma del bidello si è rivolto a lei ed è accaduto proprio quando ha avuto le mestruazioni per la prima volta, un evento che ha segnato un profondo cambiamento nella vita della giovane.

Chloe deve affrontare anche i problemi con Tori, che si rivela una persona maniaco-depressiva, viziata e cattiva.

Dereck e Simon invece sono due personaggi che si mostrano in modo differente da come sono e lo fanno per un motivo importante: proteggere gli altri dalla forza disumana di Dereck, che si è visto costretto a innalzare un muro. Nonostante sembri scontroso e arrogante, nasconde un animo altruista. Farebbe di tutto per proteggere suo fratello. Anche Simon ha sofferto, soprattutto per colpa delle offese razziste che ha dovuto subire a scuola (è di origini coreane e svedesi). Non sopporta i luoghi comuni e farebbe di tutto per aiutare le persone amate. Pur non essendo fratelli di sangue (Dereck è stato adottato dal padre di Simon), il loro legame è indistruttibile.

A Lyle House ogni ragazzo ha delle ferite profonde e deve combattere i propri demoni, con l’ausilio delle medicine e delle attività gestite dal personale, ma anche scoprire se stesso e il potere che possiede dentro di sé.

 

Questo romanzo affronta svariati temi, quali i cambiamenti fisici ed emotivi durante la delicata fase dell’adolescenza, le difficoltà a relazionarsi con gli altri, il bullismo e il razzismo,  l’accettazione della propria natura, che sia soprannaturale o meno, la crescita personale e l’atteggiamento nei confronti delle malattie mentali. Inoltre, spinge il lettore a riflettere sul concetto di “normalità” e di “diversità”. Non dovremmo essere più tolleranti con le altre persone? A volte, chi ci sembra strano o differente da noi, potrebbe sorprenderci e rivelarsi un essere straordinario. Ognuno dovrebbe sentirsi libero di essere se stesso, senza essere bollato come “schizzato” o “malato”.

Nella vita quotidiana, proprio come a Lyle House, niente è come sempre.

 

In definitiva, The Summoning è un romanzo coinvolgente, che prende una piega piuttosto inquietante, con una trama non troppo originale e dei personaggi caratterizzati abbastanza bene. Il finale resta in sospeso e preannuncia un secondo volume più misterioso e onirico.

Lo consiglio soprattutto agli amanti del genere e a chi cerca un’avventura in un mondo “magico” dalle atmosfere dark.

 

 

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Recensione #28 – Il giovane Holden di J. D. Salinger

Il giovane Holden è un romanzo scritto da J. D. Salinger. In Italia è stato pubblicato da Gherardo Casini Editore (con il titolo Vita da uomo) e successivamente da Einaudi.

 

“Non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia. Niente di più di quel che ho raccontato a D. B., con tutto che lui è mio fratello e quel che segue. Sta a Hollywood, lui. Non è poi tanto lontano da questo lurido buco, e viene qui a trovarmi praticamente ogni fine settimana. Mi accompagnerà a casa in macchina quando ci andrò il mese prossimo, chi sa. Ha appena preso una Jaguar. Uno di quei gingilli inglesi che arrivano sui trecento all’ora. Gli è costata uno scherzetto come quattromila sacchi o giú di lí. È pieno di soldi, adesso, Mica come prima. Era soltanto uno scrittore in piena regola, quando stava a casa.”

 

 

Holden Caufield ha sedici anni quando è costretto a lasciare Pencey per le troppe insufficienze. Non è la prima volta che il ragazzo viene bocciato.
Holden non riesce a integrarsi con i suoi coetanei, a trovare il proprio posto nel mondo. Per passare il tempo, si mette a fare lo stupido e a mentire. 

Decide di andarsene dall’istituto qualche giorno prima: non gli è mai piaciuto e non sopporta più la presenza dei suoi compagni e degli insegnanti. Il suo professore di storia, Spencer, ha cercato persino di redarguirlo, preoccupato per il futuro del ragazzo. Lo stesso Holden non sa cosa fare “da grande” e le regole lo annoiano.

Al giovane piace leggere ed è bravo soltanto in inglese. Non sopporta i film, li considera fasulli. Odia tutto ciò che è finto e conformista. Nonostante sia benestante, detesta i tipi snob e le convenzioni sociali. Si considera ateo e mette in discussione gli insegnamenti della Bibbia.

Quando parte per New York, incontra svariati personaggi: la madre di un suo compagno di scuola, due suore con le quali si ferma a parlare di Romeo e Giulietta, una prostituta, alcune vecchie conoscenze. Tutti gli inutili discorsi che si ritrova ad affrontare con queste persone e i loro comportamenti lo portano a deprimersi e a sentirsi ancora più solo. La sua sensibilità emerge nel “viaggio che affronta per tornare a casa”. Il suo è soprattutto un viaggio figurato, un percorso di crescita personale,  che segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

Holden non vuole tornare subito dai genitori, ha paura della loro reazione, soprattutto quella della madre. Quest’ultima è diventata nervosa dopo la morte di Allie, avvenuta tre anni prima a causa della leucemia. Il ricordo del fratello minore è ancora vivido nella mente del protagonista. Quando si sente particolarmente solo, Holden si mette a parlargli. Conserva il guantone da baseball dove Allie aveva scritto alcune poesie.

Il giovane non riesce ad appassionarsi a niente, non ha un legame profondo con nessuno, tranne con la sorellina Phoebe.

Tra sbornie, litigate, lacrime e scenette tragicomiche prodotte dalla sua fervida immaginazione,  Holden si interroga sul futuro, nella speranza di raggiungere nuove consapevolezze e quella felicità che non è in grado di ad afferrare.

Ogni personaggio ha lasciato un segno nella vita del protagonista.

 

Il giovane Holden è un romanzo di formazione. Viene narrato in prima persona, come un flusso di coscienza. La trama si sviluppa attraverso i pensieri, apparentemente sconclusionati, del ragazzo, nell’arco di un fine settimana, poco prima di Natale.

Ciò che caratterizza il protagonista è una profonda e costante inquietudine. La solitudine e la tristezza non lo abbandonano per quasi tutto il libro. Si ritrova spesso a piangere e a essere arrabbiato con il mondo, con la società alla quale sente di non appartenere. Si trova in balia delle proprie emozioni e cerca rifugio in una chiacchierata futile o in un bicchiere.

È proprio il senso di noia a riempire le pagine di questo straordinario romanzo. Holden preferisce trascorrere la serata con una persona noiosa o stupida soltanto per non pensare, per avere qualcosa da fare. Nonostante provi a integrarsi e a farsi andare bene le cose, non è contento e si ritrova a deprimersi ancora di più. Spesso le persone vorrebbero far parte di un gruppo, soprattutto quando sono molto giovani. Non capiscono che più cercano di ottenere qualcosa che non desiderano davvero e meno la ottengono. Anche il ragazzo, ad esempio, decide di perdere la verginità con una prostituta in uno squallido albergo, ma si rende conto di non desiderarla perché non gli piace abbastanza.

La sensibilità, l’emotività, i valori, i ragionamenti sono soltanto alcuni degli elementi che distinguono un protagonista. È impossibile non volergli bene, non sentire la sofferenza insieme a lui, dimenticarlo e scordare le sue rocambolesche avventure.

I temi affrontati sono proprio il passaggio dalla delicata fase adolescenziale a quella adulta, le difficoltà nell’inserirsi in una società talvolta assurda e sbagliata, distante dal proprio modo di vedere e sentire le cose, e il tortuoso cammino per raggiungere la consapevolezza.

 

Non mancano le perle di saggezza che Salinger ci regala: La gente non si accorge mai di nullaLa gente applaude sempre per le cose sbagliate.

 

In definitiva, Il giovane Holden è un piccolo capolavoro della letteratura, una storia scorrevole, che mostra le fragilità del protagonista. Quest’ultimo si rivolge direttamente al lettore, senza peli sulla lingua, senza timori. Lo stile colloquiale permette a chi legge questo libro di percepire ogni più piccola emozione e sfumatura di Holden. Non ci sono inutili descrizioni, solo la nuda e cruda realtà dei fatti, che vuole denunciare il conformismo e la monotonia della borghesia e non solo.

Lo consiglio a tutti perché merita di essere letto almeno una volta nella vita.

 

Curiosità

Il titolo originale, The Catcher in the Rye, è intraducibile.

La copertina del romanzo è completamente bianca. Questa scelta è voluta da Salinger stesso: voleva che il libro venisse scelto per il contenuto e non per la copertina. Anche nell’edizione italiana (Einaudi) la copertina è così e non riporta neppure la trama.

 

[Link per l’acquisto del cartaceo su Amazon]

 

holden

 

(Fonte trama e copertina: Amazon)

 

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