[Avvento libroso 2021] Recensione #77 – La vegetariana di Han Kang

La vegetariana è un romanzo che racconta l’intensa quanto angosciante storia di una donna vittima del male di vivere.Yeong-hye decide di smettere di mangiare carne e altri derivati animali a causa di un sogno. La donna si tormenta tanto da non riuscire più neppure a dormire, per evitare le immagini che la seguono anche nelle tenebre.Comincia così la sua discesa nella follia…Kim Yeong-hye è una donna ordinaria, taciturna e passiva. Si occupa di lettering per un editore di manhwa, i fumetti coreani.È stata cresciuta in un ambiente familiare ostile, freddo e violento.Vive a Seul con il marito e non ha figli, a differenza della sorella.Trascorre molto tempo da sola a leggere in camera.Si scopre disguastata dalla carne e in seguito da tutto ciò che è convenzionale e umano.Il signor Cheong si è sposato con Yeong-hye per comodità: ha scelto come moglie una donna abbastanza insignificante, in modo tale da non faticare per conquistarla e, soprattutto, per avere una vita facile che ben presto, però, si rivela poco stimolante.Mediocre, cinico e codardo, l’uomo si è sempre accontentato. Ha trovato un lavoro in una modesta azienda. La sua unica preoccupazione è sempre stata quella di salvare le apparenze.Si dimostra ancora più egoista e superficiale quando la protagonista subisce un cambiamento drastico.Il cognato di Yeong-hye è un artista ed è un padre assente.Inizia ad avere un’ossessione morbosa per la cognata.In-hye è la sorella maggiore della protagonista nonché l’unica a cercare di capirla.Da bambina è cresciuta in fretta per evitare l’irascibilità del padre, un eroe della guerra del Vietnam, e si è presa cura di Yeong-hye al posto della madre.Entrambe non hanno ricevuto affetto dai loro genitori e dai rispettivi mariti.In-hye è una donna perseverante e premurosa, soprattutto con Ji-woo, il figlio. Il più delle volte reprime i propri sentimenti, rischiando di esserne sopraffatta e di fare del male a se stessa.I sensi di colpa nei confronti della sorella la attanagliano sempre di più, tanto da porsi domande su cosa avrebbe potuto fare per evitare il suo malessere.La vegetariana è diviso in tre parti: Han Kang si serve del narratore interno, rappresentato dal marito di Yeong-hye, per la prima e del narratore esterno per la seconda e la terza.La protagonista non interviene, lascia che il lettore dia una personale interpretazione dei fatti. Il carattere e i problemi della donna vengono filtrati, come i raggi del sole con le persiane, dagli occhi degli altri personaggi.Ad esempio, il signor Cheong reagisce alla scelta della moglie in modo molto frivolo, non scava in profondità, non cerca di comprendere. Tutto rimane in superficie, velato da una debole nebbia. Invece il cognato la vede come un’opportunità e la sorella come un rimorso, un modo per ripulirsi la coscienza.Yeong-hye è, a tutti gli effetti, sola. Vive nel proprio mondo e nessuno prova davvero affetto per lei. Malgrado venga usata e ferita, rimane passiva.Le vicende si svolgono in gran parte nella capitale e per la restante in un ospedale psichiatrico nei pressi del monte Ch’ukseong. L’ambientazione non è molto ricca di dettagli, al contrario delle descrizioni fisiche.Il romanzo affronta tematiche importanti, quali la salute mentale, il distacco dalla realtà, la violenza e l’inumanità.È una critica alla società maschilista, ancora radicata in Corea del Sud, e giudicante, basata sulle apparenze e sulla sottomissione della donna. Il giudizio di persone estranee alle situazioni descritte diviene più importante di chi le vive sulla propria pelle. Smettere di mangiare carne in un Paese dove il suo consumo è la normalità, equivale a uno schiaffo morale e merita uno schiaffo fisico.Ogni scelta, se consapevole, andrebbe accolta con curiosità e rispetto. Invece la paura di ciò che è diverso spesso spinge l’uomo a essere violento e meschino. Il conformismo è un aspetto fondamentale nella cultura sudcoreana.Soltanto liberandosi dei preconcetti e della natura umana del proprio io si potrebbe vivere senza prigioni, interiori o esteriori che siano. La follia di Yeong-hye assumerebbe quindi una sfumatura nuova, differente dall’immaginario collettivo.Lei si spoglia di una pelle che non le appartiene, che non le serve più o che forse non le è mai stata di alcuna utilità, quasi fosse una crisalide in attesa di trasformarsi in una farfalla e di volare via.Decadimento e rinascita si alternano e creano immagini forti, di primordialità e di sangue.L’autrice scava nelle profondità della mente umana, così effimera e fragile, e ne dipinge un quadro torbido e pessimista, un buco nero che inghiotte, minuto dopo minuto, la protagonista, e al contempo invita il lettore a scorgere uno spiraglio di luce tra le chiome degli alberi.In definitiva, La vegetariana è un romanzo psicologico e a tratti crudo, quasi soffocante. La trama è originale. Malgrado la quasi totale assenza di dialoghi per favorire una maggiore introspezione, la narrazione risulta scorrevole ed è più incisiva e misteriosa nella prima parte. I personaggi sono caratterizzati bene.L’opera ha la straordinaria capacità di emozionare e di scuotere il lettore, tanto da non riuscire a smettere di interrogarsi sul destino di Yeong-hye.Se ne consiglia la lettura soprattutto a chi apprezza le atmosfere claustrofobiche e a chi è avvezzo alla letteratura asiatica.

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