Recensione #55 – Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami

Kafka sulla spiaggia è un romanzo scritto da Haruki Murakami. In Italia è stato pubblicato da Einaudi.

Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l’ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Abbandonata la sua vita tranquilla e fantastica, fatta di piccole abitudini quotidiane e rallegrata da animate conversazioni con i gatti, dei quali parla e capisce la lingua, parte per il Sud. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell’incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l’affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Ōshima, l’androgino custode di una biblioteca; una splendida prostituta che fa sesso citando Hegel; e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli umani. E infine Kafka. “Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell’assurdo”.

Un ragazzo di quindici anni e un anziano lasciano Nakano, il quartiere dove vivono, per raggiungere Takamatsu, nello Shikoku. All’inizio i percorsi dei due protagonisti sono paralleli, ma ben presto sono destinati a intrecciarsi…

I personaggi principali sono Tamura Kafka e il signor Nakata.

Tamura Kafka ha quindici anni. È stato abbandonato dalla madre a soli quattro anni ed è stato costretto a crescere in fretta.
Per anni ha vissuto in attesa di fuggire dal padre, uno scultore famoso, e dalla sua profezia (o maledizione). Si è allenato per diventare più forte, ha eretto un muro invalicabile e non ha stretto alcun legame con i compagni di classe. Non mostrare le proprie emozioni gli è servito per diventare un ragazzo tosto, almeno all’apparenza.
Timido, taciturno e maturo, Kafka ama leggere, immergersi nelle letture più complicate e profonde. Gli piace frequentare le biblioteche, dove può rilassarsi e tirare un sospiro di sollievo per qualche ora, e le palestre, dove può allenarsi e sentire di avere un minimo di controllo sulla propria vita.
Malgrado sia soltanto un adolescente, appare molto più grande, a differenza di Nakata.
La coscienza del giovane Tamura si manifesta sotto forma di un “ragazzo chiamato Corvo”. Quest’ultimo gli parla, quasi come se fossero due identità distinte, e lui ripete ciò che ode.

Nakata invece ha più di sessant’anni ed è rimasto bambino. Quando era alle elementari, era stato coinvolto in uno strano incidente con conseguente perdita della memoria. Non sapendo più leggere e scrivere, era stato costretto a rinunciare agli studi e a trovarsi un lavoro manuale, che non richiedesse troppi sforzi mentali. Da quel giorno infatti le persone lo hanno considerato stupido e lui ha finito per crederci.
L’anziano si presenta come una persona ingenua, buona e pura, quindi attira le simpatie di molte persone.
Riceve un sussidio mensile in quanto disabile. Non si allontana mai dalla zona di Nakano per paura di perdersi e non ritrovare più la strada di casa e può prendere soltanto l’autobus.
Malgrado i suoi pensieri siano semplici e basilari, Nakata ha acquisito una capacità che gli altri non possiedono: parlare con i gatti.

A Takamatsu Kafka incontra il signor Ōshima e la signora Saeki, che gestisce la biblioteca Kōmura. Il primo è nato nel corpo di donna, ma si sente un uomo. La seconda sembra sempre assente, assorta in qualche pensiero sconosciuto agli altri, avvolta dai ricordi, come se appartenesse a un altro mondo.

Anche Nakata, diretto a Takamatsu, conosce una persona: si tratta di Hoshino, un affabile camionista, che si offre di accompagnarlo a destinazione dall’area di servizio di Fujigawa..
I due uomini instaurano uno strano legame di amicizia, destinato a cambiare le loro vite per sempre.

Tutti i personaggi sono soli e hanno vissuto a metà, portando un peso enorme sulle proprie spalle. Si tormentano a causa dei ricordi e dei rimpianti. Più volte si interrogano su quello che sarebbe potuto essere, ma che purtroppo non sarà mai.
Sono rassegnati, vuoti, senza un posto dove tornare, intrappolati in una dimensione onirica, a metà tra il sogno e la realtà.
Ognuno deve accettare il proprio destino, smettere di scappare e lasciarsi trasportare dalle onde del mare per raggiungere un nuovo mondo.

Kafka sulla spiaggia è una storia di vuoti da riempire, di situazioni lasciate in sospeso, di occasioni mancate, di fuga, di perdono e di assoluzione.
Si presenta come un’opera piena di immaginismo e di metafore, essendo la vita stessa una metafora.
Tanti sono gli interrogativi che non abbandonano mai il lettore, che si aggiungono a ogni pagina. Murakami non dà risposte, tuttavia si insinua nella mente di chi lo legge sotto forma di domanda. Non puoi smettere di pensarci: una volta finito il romanzo, si ha la sensazione di non essere arrivati da nessuna parte, di vagare ancora nella foresta, spaesati. L’autore ti cambia, in un modo o nell’altro.
Ha creato degli Universi meravigliosi, portando la storia a più livelli, tra realismo magico e surrealismo. Questo aspetto viene esasperato di continuo, non c’è un attimo di tregua.

In Kafka sulla spiaggia ci sono riferimenti alla tragedia greca, in particolare al mito di Epido, e al mito delle metà di Platone.
Sono presenti anche alcuni elementi tipici del Giappone: ad esempio, il timore di una maledizione lanciata da qualche spirito maligno oppure l’accettazione delle imperfezioni che appaiono perfette per come sono, che fa pensare al Kintsugi ovvero l’antica tradizione di riparare un oggetto rotto con l’oro. Anche se si formano delle crepe, quel qualcosa non andrebbe buttato, che sia un vaso o un legame.

Murakami ci fa capire che ognuno di noi ha un talento nascosto, una capacità insolita, e che non dovremmo sentirci stupidi o sbagliati. Come diceva Einstein: “Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido”.
Nakata non si rende conto del bene che fa agli altri, troppo concentrato sulla propria missione o sul giudizio negativo che ha di sé. Tutti gli hanno sempre fatto capire che non è molto intelligente, la società non è stata capace di accettarlo, e lui se n’è convinto. La sua storia è di una tenerezza struggente.

Proprio come tutti i personaggi del libro, il lettore comprende che fuggire non serve a niente.

In definitiva, Kafka sulla spiaggia è un’opera complessa, particolare e commovente. Lo stile dell’autore è evocativo. I personaggi sono caratterizzati benissimo ed è impossibile non affezionarsi a loro. Nonostante il romanzo sia descritto nei minimi particolari, talvolta superflui, la lettura risulta comunque scorrevole, anche grazie alla presenza di numerosi dialoghi e di capitoli piuttosto brevi.

Lo consiglio soprattutto a chi ha già letto almeno un libro di Haruki Murakami per apprezzarne tutti gli aspetti.

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