Recensione #54 – Cronache di Fulgenzio Draconzio di Raffaele Guadagnin

Cronache di Fulgenzio Draconzio è un libro scritto da Raffaele Guadagnin e pubblicato da Poetikanten.

È di maghi giardinieri e draghi burloni, abili spadaccine e regnanti legulei, di umbratili bibliotecarie, che narrano le sei eroicomiche “Cronache dello studioso cosmopolita Fulgenzio Draconzio”, delle sue peregrinazioni fra i docili declivi della nivea Altavetta e le lugubri rupi di Torretempesta, nei giorni in cui i piccoli Rufina, Crispino e Anselmo riscattarono gli enigmatici elfi di Boscoselvaggio e i Tetri Paladini dello stregone Morgante sfidarono i temerari cavalieri di Arcospezzato. Non credetegli, se lo desiderate, non credete alle canzoni di gesta del bardo Saffiro o al Diario di bordo di capitan Bonaventura: a Fulgenzio, in realtà, non importa. Immaginate.

Cronache di Fulgenzio Draconzio è una raccolta di racconti fantasy.
Ne comprende sei, tutti composti da un prologo e tre capitoli e narrati da Fulgenzio Draconzio Lisandro Ratberto di Rocca dei Senzaquattrini, quarto e ultimogenito figlio del Re di Rocca dei Senzaquattrini.

Il primo racconto si intitola Gli elfi di Boscoselvaggio. Le figlie del Re Tito di Arcospezzato, Elena ed Estella, sono scomparse. Gli abitanti pensano che siano stati gli elfi di Boscoselvaggio. Anselmo, Rufina e Crispino decidono di chiedere aiuto a Bruno Squarcialupo…

Anselmo e Rufina sono i figli di Rolfo Castigamatti, il Capitano della Guardia Reale. Lui è un ragazzino di buon cuore, testardo e coraggioso. Malgrado abbia la testa sulle spalle, finisce sempre per cacciarsi nei guai in quanto non sopporta le ingiustizie. È pronto a tutto pur di difendere il suo amico Crispino. Lei invece è sveglia, impulsiva ed esuberante, non si tira mai indietro quando le si presenta l’occasione di vivere un’incredibile avventura.
Crispino è il figlio di Ale Giuratrabocchetti. Si vergogna di avere un padre ladro. È comunque un tipo che combina marachelle, ma è anche molto intelligente e spigliato. La famiglia Castigamatti lo ha accolto in casa.
Bruno Squarcialupo è un cacciatore scorbutico, che preferirebbe scrutare le montagne in santa pace. Nonostante tutto, è disposto ad aiutare i bambini.

Affronta temi importanti, come i pregiudizi, la paura del diverso e la distruzione della natura da parte dell’uomo.

Il secondo si intitola L’Alchimista. Mago Venerio scopre che l’acqua di Lentofiume è stata contaminata e si consulta con il castellano Ildebrando. Il mago è costretto a partire con Manfredo di Torretempesta e Saffiro d’Altavetta per raggiungere la fonte del fiume e scoprire la verità…

Il lettore fa la conoscenza di un personaggio molto importante e singolare: Mago Venerio. Lui è un mago-giardiniere eccentrico, conosciuto soprattutto per i suoi strani intrugli. Gli piace girare il mondo per scoprire nuove e strampalate creature.
Ci sono anche Manfredo di Torretempesta, il Capitano dei cavalieri di Torretempesta, che è un tipo scostante, e Saffiro d’Altavetta. Quest’ultimo è il bardo e Capitano dei cavalieri di Altavetta contro la propria volontà. Gli piace cantare e preferirebbe non combattere.

Vengono affrontate tematiche importanti, quali i pregiudizi, proprio come nella prima storia, e l’avidità dell’uomo. Questi aspetti distruggono e inquinano il mondo. .
Gli esseri umani non dovrebbero utilizzare vili mezzucci per ottenere qualcosa di effimero come la ricchezza e neppure giudicare qualcuno senza averlo prima conosciuto.

Il terzo racconto si intitola L’editto del re. Quando Ale Giuratrabocchetti ruba un libro dalla biblioteca di Re Tito, Fulgenzio Draconzio viene accusato di furto. Di conseguenza, Rebecca, la bibliotecaria, e tutti gli altri forestieri sono costretti ad abbandonare Arcospezzato. Crispino decide di intervenire per salvare la situazione!

È la prima volta che Fulgenzio Draconzio appare come personaggio chiave e non soltanto come narratore.
Un altro personaggio che ci viene presentato è Ale Giuratrabocchetti. L’uomo è un ladro imbranato e colto. Ale ha imparato a leggere in carcere e ha trasmetto le proprie conoscenze al figlio Crispino. Prova antipatia nei confronti dell’autorità..
Persino Rolfo Castigamatti sembra non essere sempre d’accordo con le decisioni prese dal Re Tito, un tipo che preferisce mangiare e dormicchiare, ma non ha il coraggio di ribellarsi.

Affronta temi importanti, come i pregiudizi nei confronti degli stranieri, l’incapacità di governare e di ascoltare le ragioni altrui e la paura di esprimere i propri pensieri per non andare contro il potere.
Ci fa capire che non dovremmo mai fare di tutta l’erba un fascio (ad esempio, cacciare tutti i forestieri per un furto) o farci intimorire dai potenti, ma al contrario dovremmo portare avanti le nostre idee con garbo, indipendentemente dal nostro ruolo nella società e dai potenti.

Il quarto si intitola La battaglia dell’Ertosentiero. Manfredo viene avvisato dal padre Vilfredo che Porto degli Scogli è sotto assedio e che presto potrebbe accadere la stessa sorte a Torretempesta. Deve quindi convincere Re Tito a convocare tutti i cavalieri a sua disposizione per la battaglia contro i paladini dello stregone Morgante. Ad aiutarlo nell’impresa ci sono Saffiro e… sua sorella Delfina!

Il lettore ritrova gli ormai conosciuti Manfredo di Torretempesta e Saffiro d’Altavetta e fa la conoscenza di Delfina. Quest’ultima è la sorella minore del bardo. A differenza del fratello, ama duellare con la spada ed è sempre stata considerata un maschiaccio. Purtroppo non viene presa sul serio in quanto donna. Lei è convinta che potrebbe essere sia una dama di corte che una brava spadaccina.

Affronta tematiche serie, come la parità dei genere e le difficoltà che si incontrano nella ricerca del proprio posto nel mondo.
Fin dall’antichità le donne sono state costrette a nascondersi, ad accettare il volere imposto dalla società maschilista, a fingere di essere ciò che non sono, a rinnegare una passione o un sogno. Talvolta pure gli uomini non sono felici del ruolo che ricoprono e vorrebbero scegliere in piena autonomia.
Delfina ci fa capire che possiamo amare due cose contrastanti, che una non esclude l’altra.

Il quinto e penultimo racconto è Il drago che faceva gli scherzi. Rufina, Anselmo e Crispino vengono a sapere che un drago è stato imprigionato nelle cripte di Arcospezzato. I tre vogliono saperne di più e coinvolgono anche gli adulti, compresi i loro genitori…

Ritroviamo ancora una volta Rufina, Anselmo e Crispino alle prese con un guaio che hanno combinato. Facciamo la conoscenza di Fabiola, moglie di Rolfo Castigamatti. La donna è generosa e buona.
Ma il vero protagonista è il drago Burlonicus, che ama fare gli scherzi e non sopporta la mancanza di ironia degli esseri umani. Li considera troppo seri e impostati. Il simpatico, burlone e giovane drago si è affezionato ai bambini, gli unici in grado di capirlo e di non arrabbiarsi con lui in quanto hanno una visione più ingenua e spensierata della vita.

Affronta i temi della spensieratezza e della purezza tipiche dell’infanzia.
Burlonicus ci fa riflettere sull’importanza dell’ironia. Noi tutti dovremmo rimanere giovani nello spirito, dovremmo avere uno sguardo meno severo (ad esempio, non dovremmo bacchettare qualcuno per un errore commesso senza volere) e conservare un cuore puro per essere più felici.

La raccolta si conclude con l’ultimo racconto, Il Regno Boreale. Il baldo Saffiro è intenzionato a sconfiggere una volta per tutte Morgante. Lui, Manfredo, i cavalieri di Altavetta, Torretempesta, Riva della Triglia e di Crocicchio di Pellegrino, il mago Venerio, la maga Priscilla, Delfina, Acrisio Bonaventura, i corsari Guiscardo Cattabriga e Rutilio Ingannasorte e Bruno Squarcialupo per il Regno Boreale, la dimora del cattivo stregone…

Vengono introdotti due nuovi personaggi, Guiscardo Cattabriga e Rutilio Ingannasorte. Sono entrambi corsari di Ondebasse. Il primo è stato il timoniere di un galeone pirata e appare scorbutico; ha sempre con sé un coltellaccio, che sfodera al momento giusto. Il secondo è il Capitano nonché cartografo, contabile e poeta. Sono molto diversi tra loro.
Gli altri invece sono stati presentati in precedenza.

Anche stavolta l’autore affronta i temi del pregiudizio (i nostri eroi non ripongono la propria fiducia nei corsari) e della diffidenza, ma si sofferma anche su un aspetto importante come la ricerca del proprio posto nel mondo.
Ci fa capire che ognuno di noi dovrebbe seguire la propria strada per ottenere la felicità.

Cronache di Fulgenzio Draconzio è un’antologia divertente e profonda, adatta ai più piccoli, grazie alla presenza di creature magiche e mondi incantati.
Ogni storia fa riflettere su tematiche importanti e attuali. Infatti ancora oggi gli stranieri e in generale le persone “diverse” non vengono accettate, vengono viste come una minaccia, un pericolo. Anche ai giorni nostri ci sono persone che non hanno il coraggio di mostrarsi per ciò che sono e altre che se ne fregano e non si vergognano delle proprie stranezze (rappresentate ad esempio dall’eccentrico Mago Venerio).
I personaggi vengono “raccontati”, mentre il lettore vorrebbe conoscerli attraverso gesti e dialoghi. Questo è uno dei punti debole dell’opera.
Talvolta la narrazione risulta lenta e pesante, a causa dell’eccessivo utilizzo di avverbi che terminano in “mente” e di parentesi. Le storie sarebbero state più interessanti senza tutti questi elementi che appesantiscono la lettura.

In definitiva, Cronache di Fulgenzio Draconzio è una raccolta di racconti fantasy abbastanza originali e brevi. L’opera non ha una narrazione scorrevole e fluida, tuttavia i personaggi sono interessanti. Anche i temi trattati sono un punto di forza del libro, arricchiscono l’anima dei lettori. Nonostante alcune imprecisioni, è un’antologia simpatica e di compagnia. .
Lo consiglio soprattutto agli amanti del genere e a chi vorrebbe staccare la spina per fantasticare sulla magia e immergersi in un mondo incantato, quasi fiabesco, descritto soprattutto nei primi tre racconti, quelli che ho preferito.

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