Recensione #35 – Il bambino che aspettava la neve di Alessandra Pepino

Il bambino che aspettava la neve è un romanzo scritto da Alessandra Pepino e pubblicato da Nero Press Edizioni.

In un’alba gelida di inizio marzo, sullo sfondo di una Napoli imbiancata dalla neve, il commissario Mindy Iannaccone è chiamato a indagare sul brutale omicidio dell’ottantanovenne Fortuna Capasso. Al suo fianco, il sempre solerte Egidio Molinari, stavolta coinvolto in prima persona nel caso.
A rinvenire il cadavere è Ciro, da tutti chiamato “Pesciolino”, il vicino della vittima: un bambino introverso e con una complessa situazione familiare che, con la morte di Fortuna, sembra perdere un riferimento e un’amica. Ma è proprio così? Oppure la brutta lite avvenuta tra i due, intercettata il giorno prima dalla dirimpettaia, nasconde una ben più torbida realtà? 

Il commissario Mindy Iannaccone deve indagare sulla misteriosa morte di Fortuna Capasso, una donna di ottantanove anni. Il suo corpo viene ritrovato da Ciro Squillace, detto Pesciolino, suo vicino di casa nonché amico.

L’anziana è stata uccisa e profanata, come se non meritasse neppure un briciolo di dignità. I principali sospetti ricadono sulla madre del bambino, Luisa. Entrambi vengono portati in centrale per essere interrogati.

Egidio Molinari, il sopposto di Mindy, si avvicina al bambino nella speranza di scoprire la verità e al contempo di infondergli calore umano.

Le dichiarazioni della dirimpettaia pettegola suggerisco nuovi indizi e una pista da seguire

Quando Luisa tenta il suicidio, la situazione si complica e la verità sull’omicidio della signora Capasso viene a galla…

Mindy Iannaccone è una donna dedita al lavoro e senza amici. È scorbutica, disordinata, parla spesso in dialetto. Tiene un diario alimentare.
Ha un legame particolare con Pietro, un medico: pur vivendo insieme, non hanno ancora definito la loro relazione e possono frequentare altre persone. Quando l’uomo esce, Mindy si sente completamente sola. La loro non storia d’amore la getta nello sconforto. Per fortuna la donna può contare sul suo gatto Menelao e su Egidio.

Egidio Molinari è il sottoposto di Mindy. È l’unico che sembra capirla e accettarla per quella che è, con tutti i suoi pregi e soprattutto con tutti i suoi difetti. Non è semplice avere a che fare con il suo caratteraccio.
Egidio è un uomo meticoloso, servizievole e ossequioso. L’ispettore è spesso troppo empatico, tanto che Mindy lo rimprovera per questo lato del suo carattere: si lascia coinvolgere nei casi che gli vengono affidati, trovando una giustificazione ai comportamenti dei principali indiziati. Si fa intenerire dalla purezza e dalla solitudine di Ciro o dalla fragilità di Luisa. Al contrario, Mindy ha un approccio più diretto e irruente.
N
asconde la propria omosessualità agli altri, costringendosi a uscire con una donna soltanto per salvare le apparenze. Mindy lo sa e non approva il suo comportamento: non può fuggire dal suo vero io, altrimenti si sentirà sempre solo.

Anche Ciro Squillace, soprannominato Pesciolino perché ama il mare, soffre di solitudine e instaura un’insolita amicizia con Fortuna Capasso, una vicina di casa senza alcun affetto o legame familiari. Lui per lei è l’unico contatto con la realtà, essendosi chiusa in se stessa a causa di alcuni eventi dolorosi del passato.
Ciro non ha amici a scuola ed è vittima di bullismo. Una delle tante. Una di quelle che rimane in silenzio, che aspetta la neve soltanto per non essere tormentata per poche ore.
L
a situazione in famiglia non è migliore: la madre, Luisa, è giovane, lo trascura e cerca conforto nell’alcool e nei rapporti occasionali dopo essere stata abbandonata dall’uomo della sua vita, dal padre del bambino.
Q
uando Fortuna viene uccisa, Pesciolino perde un’amica, colei che gli ha sempre preparato la colazione con latte e biscotti “mezzi e mezzi”.

Ogni personaggio combatte la propria battaglia: Mindy Iannaccone ha paura di accogliere l’amore nella sua vita, Egidio Molinari non riesce ancora ad accettare la propria natura e finge di essere ciò che non è, il piccolo Ciro deve affrontare il bullismo da solo. C’è anche chi deve fare i conti con il proprio passato, con i propri demoni e con la propria rabbia repressa. Tutti soffrono in silenzio, chi più chi meno. Non chiedono aiuto, non cercano di aprire il proprio cuore, preferisco rifugiarsi dalla vicina e gioire di una giornata di neve, uscire con i colleghi o seguire una dieta e pensare soltanto al lavoro.

Il senso di solitudine che provano tutti i personaggi li collega, come un filo invisibile e teso, e riempe le pagine di questo libro fino all’imprevedibile finale.

La morte dell’anziana è una vicenda che sconvolge gli equilibri, rivela verità sconcertanti e permette ai protagonisti, dopo diversi colpi di scena, di comprendere l’importanza dei legami, familiari e non, dell’amore nella propria vita. (I legami importanti restano, anche dopo la morte.) Covare rancore per anni, chiudersi a riccio o rifiutare certi sentimenti non serve a niente, porta a tanto dolore e basta. È questo che vuole insegnarci Alessandra Pepino, attraverso una storia cruda e amara.

“Se Fortuna non fosse morta, cosa sarebbe successo ai personaggi? Avrebbero tratto le stesse conclusioni?” si interroga il lettore. Solo una cosa gli è certa: questo omicidio si sarebbe potuto evitare, proprio come nella vita reale. Se solo le persone si parlassero apertamente…

Il bambino che aspettava la neve è un romanzo originale, dalle ambientazioni suggestive e con dei personaggi realistici, caratterizzati bene e difficili da dimenticare. Lo stile dell’autrice è distaccato, talvolta predilige “raccontare” al posto di “mostrare”. L’inizio è lento, ma poi la storia decolla grazie soprattutto ai colpi di scena. Il finale è amaro, spezza il cuore al lettore, che non può smettere di pensare a Pesciolino, alla sua famiglia, a Mindy, Egidio e Pietro.

Lo consiglio soprattutto a chi cerca un libro con un caso di omicidio particolare, che non permette al lettore di scoprire subito l’assassino, a chi apprezza un certo stile di scrittura e a chi si sente solo.

Voto:⭐⭐⭐⭐/5

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