Recensione #31 – Pollyanna di Eleanor H. Porter

Pollyanna è un romanzo per ragazzi scritto da Eleanor Hoogman Porter nei primi anni del Novecento. In Italia è stato pubblicato da Mursia Editore e successivamente anche daDe Agostini.

 

Chi riuscirà mai a scaldare il cuore di Miss Polly Harrington,una donna ancora giovane e bella, ma gelida e scostante che vive in rigorosa solitudine nella sua lussuosa casa di campagna? Ma la piccola Pollyanna, naturalmente, una nipotina rimasta orfana di entrambi i genitori che porterà nella sua vita una ventata d’aria pura.

 

 

Pollyanna Whittier ha perso la madre e successivamente anche il padre, un Pastore che le ha insegnato il “gioco della contentezza”. Rimasta orfana, va a stare a casa della zia, Miss Polly Harrington.

La piccola ha undici anni, i capelli chiari e le lentiggini. Il suo è un carattere allegro, esuberante, gentile e premuroso. È felice di essere andata a vivere con la zia e fa la conoscenza di Nancy, la donna di servizio, e il vecchio Tom, il giardiniere.

Fin da subito Polyanna si mostra sorridente e cordiale con la rigida Miss Polly, una persona troppo ligia al dovere. La convivenza risulta difficoltosa per la donna, che ha chiuso il suo cuore e che ha rinunciato a farsi bella a causa di una delusione d’amore: la nipote, infatti, sbatte le porte per la gioia, parla spesso del padre, non rispetta gli orari prestabiliti per la cena e accetta le punizioni senza fiatare, trovandoci comunque qualcosa di buono.

Polyanna smette di parlare del padre in presenza della zia e decide di rinunciare a “giocare” con lei.

La bambina conosce molte persone di Beldingsville, a partire da Mr John Pendleton e Mrs Snow, due persone che, per motivi differenti, hanno smesso di essere contenti e che non sanno apprezzare le piccole cose. Le coinvolge nel suo “gioco”, aiutandoli a ritrovare il buonumore. Nancy si stupisce quando scopre che i due sono cambiati e hanno permesso a Pollyanna di parlare con loro, mettendo da parte il lato scorbutico che fino a poco prima li aveva contraddistinti.

Ma non è l’unica cosa che è stata in grado di fare la piccola: tutta la città, piano piano, viene a conoscenza del “gioco” e riflette sull’importanza di fare entrare la gioia nella propria vita.

 

Pollyanna ha una parola gentile per tutti e prende a cuore le cause altrui, come, ad esempio, quella del suo coetaneo Jimmy Bean, un orfano che vorrebbe vivere in una casa e sentirsi amato. Ma non è il solo a volerlo: anche Mr Pendleton e il dottor Thomas Chilton, collegati in qualche modo alla famiglia della bambina, desiderano la presenza di un bambino o di una donna per considerare la loro abitazione “casa”. (Non conosco il testo originale, ma in inglese c’è una distinzione netta tra i termini “house”, ovvero “casa” in senso letterale, e “home”, in senso figurato).

 

Un colpo di scena mette alla prova la giovane, che non riesce più a trovare la contezza in ogni cosa. Trova l’affetto degli abitanti di Beldingsville e il bene che lei ha dato le viene restituito con gli interessi.

 

Con Pollyanna è impossibile sentirsi soli e tristi. Emana positività da tutti i pori, nonostante la vita sia stata molto ingiusta. Insegna alla zia e a tutti gli altri adulti a vivere, cosa che cerca di fare ogni giorno. Secondo lei si vive soltanto facendo le cose che si amano e trovando sempre il lato positivo in ogni situazione. La sua ingenuità strappa un sorriso alle persone che incontra e anche ai lettori.

 

Pollyanna fa riflettere sull’importanza delle piccole cose, dei legami familiari, sul fatto di imparare a mettere da parte l’orgoglio e di aprire il proprio cuore, per il bene di tutto.

Ci ricorda che dovremmo essere grati di ciò che abbiamo, pensando a chi non ha nulla o ha una vita peggiore della nostra.

Se tutti noi giocassimo al “gioco della contentezza”, il mondo girerebbe meglio. Purtroppo, però, la vita reale non è semplice e ci mette di fronte a dei momenti bui, che ci impediscono di essere felici, di spiccare il volo, di risplendere, proprio come l’anima della piccola protagonista di questo bellissimo romanzo e i giochi di luci che crea il sole quando si riflette sui prismi di cristallo. Tutti meriterebbero di vivere nell’arcobaleno, di aprire le finestre per rendere la propria stanza meno cupa, di potersi fare belli per qualcuno.

 

In definitiva, Pollyanna è un romanzo che scalda il cuore, scorrevole e con dei personaggi caratterizzati bene. La trama è semplice, ma funziona. Insegna ai bambini e ricorda agli adulti di apprezzare le piccole cose, quelle che abbiamo davanti agli occhi e che non notiamo o che ci accorgiamo di desiderare soltanto quando le perdiamo.

Lo consiglio a tutti, soprattutto a chi sta attraversando un periodo difficile e ha bisogno di una ventata d’aria fresca.

 

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