Recensione #14 – Come petali di ciliegio di Mia Another

Tokyo non è mai stata così sensuale: oggi vi voglio parlare di Come petali di ciliegio di Mia Another.

 

Come petali di ciliegio è un romanzo di Mia Another, edito da Newton Compton. 

 

Isabel Devlin è irlandese, ma da un anno si è trasferita a Tokyo per  studiare tecnica del fumetto. Ha talento, è bella, sveglia e determinata a fare strada nel mondo dell’illustrazione. Vive in un monolocale con Mei, una sua compagna di corso e ha una storia con Tyler, un ragazzo di Seattle che frequenta pediatria. Tyler vive con il suo amico di vecchia data Ryuu, un incrocio genetico tra occidente e oriente, un tipo bello e imperscrutabile. Studente modello di neurologia, ma anche sportivo, colto e profondo, questi si rivela essere un vero esperto di kinbaku, l’arte del bondage giapponese. All’inizio Ryuu dimostra una certa insofferenza nei confronti di Isabel, mentre Ty fa di tutto affinché l’amico accetti la ragazza di cui si sta follemente innamorando. Ma quando Isabel si trova a dover superare un esame di disegno sull’arte erotica della legatura, Ryuu acconsente a farle provare la pratica e questo basta ad accendere in lei il desiderio. Appena slegata corre da Ty per essere soddisfatta, ma presto si rende conto che non è lui che voleva. Tra la gelosia e l’insoddisfazione di Ryuu, il desiderio di Tyler di concretizzare con Isabel e lo spaesamento e l’incertezza di quest’ultima, la storia tra i tre si dipana in un crescendo di erotismo e sensazioni non sempre facili da decifrare…

 

Isabel, la protagonista femminile di Come petali di ciliegio, ha origini irlandesi e una grande passione: il disegno. Ha deciso di trasferirsi a Tokyo per studiare arte e diventare una fumettista professionista. Nella capitale giapponese vive in un monolocale assieme a Mei, una sua compagnia di corso.
La giovane ha una relazione con Tyler, un ragazzo di Seattle che studia medicina (più precisamente pediatria) all’università di Tokyo, la Todai. Lui è molto dolce con Isa ed è bravo a letto, ma i due non hanno nulla in comune.
Isabel è testarda, risoluta, forte; non ha bisogno di essere salvata dal Principe Azzurro. È uno tsunami. Nonostante la nostalgia di casa si faccia sentire, continua a lottare per il suo sogno.
Il suo punto di vista si alterna a quello di Ryuu, il migliore amico di Tyler. Riservato e ligio al dovere, studia neurologia e si dedica al kinbaku, disciplina erotica che consiste nel legare una persona. Lui è il cosiddetto nawashi: crea delle opere d’arte sulla propria modella con le sue mani , la sua serietà e la sua esperienza; i suoi nodi sono precisi ed eleganti.
Isabel inizia a provare interesse verso questa pratica e vorrebbe saperne di più per creare un disegno che riesca a sorprendere il suo professore. La sua mente è curiosa e aperta e chiede aiuto a Ryuu. Il suo ragazzo, però, non è di larghe vedute e disapprova la sua spassionata richiesta, reputando il kinbaku una perversione e non un’arte come sostengono gli altri due.
La giovane irlandese è determinata e non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.
Ed è proprio lo sperimentare il kinbaku di nascosto da Tyler a creare un vortice di bugie, di tradimenti, di sensi di colpa,d passione, di sentimenti repressi, di tormenti, di gelosia e di rabbia…

 

La caratterizzazione dei personaggi è ottima ed è un punto di forza del romanzo. Sono realistici, sinceri. Il lettore non può non provare empatia nei loro confronti e non possono non stare male insieme a loro.
Isabel è uno di quei personaggi che ti entrano dentro, difficili da scacciare. Lei non è la classica bambolina senza cervello o la bruttina che cerca il bravo ragazzo, l’amore perfetto. Lei è una tigre che non vuole essere imprigionata, è passionale, ha dei progetti per il futuro. Non è adatta a Tyler, che sembra più interessato al suo corpo che al suo carattere, ai suoi sogni, alla sua anima.
E poi c’è Ryuu: un personaggio che odi e al tempo stesso ami. Il suo carattere introverso e riflessivo lo fa apparire antipatico, persino saccente, disinteressato all’amore e ai sentimenti altrui. Nasconde un lato profondo, umano. Quando lega la sua modella, non permette che si faccia male. Ha una coscienza, dei valori che con il tempo sono andati persi: pur desiderando Isabel, non è intenzionato a spingersi oltre con lei per rispetto nei confronti del suo migliore amico. Ma può davvero l’onore vincere sull’amore, spezzando il filo rosso del destino? Qualcuno, inevitabilmente, rimarrà ferito.
E pensare che inizialmente tra i due protagonisti c’è un’antipatia reciproca ed è proprio Tyler a chiedere a Ryuu di essere più gentile con la giovane irlandese. Sembrano tanto diversi, ma si rivelano più simili del previsto. Che sia proprio il filo rosso a unirli?

Ci sono altri personaggi interessanti, seppur marginali: Koji, lo zio di Ryuu, che si ubriaca a causa di una delusione amorosa o che dispensa consigli, proverbi e perle di saggezza; Mei, la dolce, gentile ed eccessivamente timida coinquilina di Isabel; Saya, l’insegnante di kinbaku di Ryuu nonché ex di Koji.

 

Un altro punto forte di Come petali di ciliegio è la sua originalità e la sua freschezza. È scorrevole, emozionate, coinvolgente, sconvolgente. Ho perso addirittura la cognizione del tempo durante la lettura perché questo libro ha la capacità di assorbirti.
Le descrizioni riguardanti il kinbaku sono dettagliate e precise, frutto di un’accurata e metodica ricerca da parte dell’autrice. Scrivere di qualcosa senza conoscerlo adeguatamente, a mio avviso, è irrispettoso nei confronti del lettore.
Allo stesso modo, la terminologia e le usanze nipponiche sono corrette. I modi di dire e la filosofia di vita del Giappone risultano affascinanti, nonostante sia un Paese tanto diverso dal nostro.

Si respira l’atmosfera di Tokyo per mezzo delle descrizioni, mai eccessive e noiose; mi è sembrato di essere assieme a Isa, a Ryuu o a Ty, tra le vie affollate della capitale giapponese, dove sei invisibile, oppure sui mezzi pubblici. È tutto magico, ❝come due petali di ciliegio sospinti nella stessa direzione dal vento. Anche questo aspetto, a mio avviso, è un ulteriore punto a suo favore.

 

In conclusione, Come petali di ciliegio è un romanzo passionale e romantico, che non ha la pretesa di insegnarci a vivere o cosa sia giusto, ma che esalta l’amore e ci invita a prenderci la felicità che meritiamo, anche con la forza e andando contro tutto e tutti. Fa sognare e credere che la leggenda del filo rosso del destino sia vera.

Le scene erotiche non sono numerose o eccessive, sono piuttosto brevi e riescono a coinvolgere le persone che, come me, non amano particolarmente questo genere.

Lo consiglio soprattutto a chi vuole immergersi in una lettura piacevole, a chi cerca una storia nuova, a chi vuole leggere un libro scritto bene e a chi desidera emozionarsi, troppo abituato a un mondo tanto arido.

E voi, avete trovato l’anima gemella, quella legata a voi da un filo invisibile? O la state ancora cercando? E se la trovaste in libreria, mentre state sfogliando le pagine di Come petali di ciliegio? Io ve lo auguro di cuore!

 

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Chi è Mia Another?

Mia Another è lo pseudonimo di una scrittrice che vive nel modenese. Classe 1992, introversa, ama gli animali e l’autunno, è un’appassionata di videogames e fumetti. La scrittura è sempre stata al centro della sua vita. Dopo aver lavorato per anni in un web magazine a tema hi-tech, ha iniziato la sua avventura nel selfpublishing nel 2014, pubblicando romanzi di genere New Adult e facendosi strada tra i social.

 

✿ Curiosità ✿

Il borgo fittizio in cui Ryuu e Ty vivono è ispirato a un villaggio realmente esistente che si chiama Hinohara, nella prefettura di Nishitama.

 

Breve intervista all’autrice

D: qual è il tuo personaggio preferito?
R: Ryuu.

D: Al contrario, c’è un personaggio che avresti voluto sgridare?
R: Proprio no.

D: Quanto tempo hai impiegato per scrivere Come petali di ciliegio? È stato semplice o hai riscontrato dei problemi nella sua stesura?
R: Il libro l’ho scritto in 4 mesi circa. Non è stato difficile, anzi, mi è venuto molto naturale.

D: Penso che il tuo romanzo si differenzi moltissimo da quello che è il panorama italiano: è ambientato in Giappone, ci sono tanti termini giapponesi poco conosciuti, è una ventata d’aria fresca. In Italia abbiamo bisogno di libri come il tuo, secondo me. Perciò la mia domanda è: qual è il punto di forza di Come petali di ciliegio, quello che potrebbe coinvolgere o addirittura affascinare il pubblico? Insomma, perché i lettori dovrebbero leggerlo? E se tu non fossi la sua autrice, lo leggeresti? Avresti un’opinione diversa da “spettatrice”?
R: Ogni volta che scrivo, mi sforzo di scrivere un romanzo che io stessa vorrei leggere, perciò sì, se non ne fossi l’autrice, lo leggerei di certo. Forse avrei un parere meno duro e più sognante, da lettrice. E sicuramente mi innamorerei di zio Koji. Penso che il punto forte del romanzo sia proprio l’ambientazione, per uscire dalle solite gabbie occidentali e avventurarsi in un luogo nuovo.

D: Durante la lettura mi è sembrato di essere in Giappone, insieme a Isabel, Ryuu e a tutti gli altri e per questo ti ringrazio. Vuoi aggiungere qualcos’altro?
R: Ciò che vorrei aggiungere è questo: quando si scrive un romanzo ambientato in un luogo tanto diverso dal nostro, è essenziale avere rispetto per le differenze e per la cultura. Raccomando a tutti gli autori di fare tante ricerche, studiare, e non avere mai paura di fare domande a persone del luogo che saranno felici di rispondere e sapranno condividere con noi informazioni interessanti.

 

Ringrazio Mia per aver risposte alle mie domande e le auguro tanto successo!

 

Fonte trama e biografia: Newton Compton

 

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