Recensione #9 – La casa che mi porta via

La casa che mi porta via è un romanzo di Sophie Anderson. In Italia è stato pubblicato da Rizzoli a gennaio 2019.

 

Marinka ha 12 anni e vorrebbe trovare un amico. Vive con sua nonna Baba Yaga in una casa con le zampe di gallina, costretta a spostarsi in continuazione per nascondere un segreto di famiglia: la donna è una Guardiana dei Cancelli, accompagna le anime dei defunti all’entrata dell’aldilà. Pur desiderando stare con i vivi, la giovane non può sottrarsi al suo destino di Yaga. La sua condizione la fa soffrire sempre di più, ma le cose cambiano quando stringe amicizia con Nina, una ragazza… morta. 

 

La casa che mi porta via è un romanzo di formazione, sospeso tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Gli elementi fantasy e quelli fiabeschi danno vita a una storia originale e commovente, accompagnata dalle bellissime illustrazioni di Elisa Paganelli. È scritto benissimo: le descrizioni, in particolar modo, sono impeccabili, mai eccessive o superflue; pure le similitudini sono degne di nota. Il romanzo è avvincente, si legge in pochissimi giorni. Non mancano i colpi di scena che portano a un finale inaspettato.
La casa che mi porta via affronta tematiche quali la solitudine, la ricerca della propria identità, l’amicizia, l’accettazione della perdita e l’importanza dei legami familiari. Ci insegna a non dare tutto per scontato e ad apprezzare ogni istante che la vita ci offre, senza sprecarlo ad arrabbiarci e a trattare male le persone amate.

 

La protagonista, Marinka, si evolve in modo graduale: si presenta come una ragazzina ostinata, impaziente e un po’ insicura per poi diventare più coraggiosa e più consapevole.
La solitudine che alberga nel suo cuore le impedisce di accorgersi di ricevere già l’affetto che cerca disperatamente, portandola a commettere molti errori e a cacciarsi nei guai. Sperimenta in prima persona il dolore di perdere qualcosa di prezioso, che non può essere restituito. Essendo impegnata a inseguire una chimera, rischia di ritrovarsi da sola. Quando comprende che non è tutto oro quel che luccica, riesce a trovare la forza di reagire. È proprio il bene sincero e incondizionato che riceve a salvarla e a farle apprezzare la vita.
Le vicende di Marinka ci rivelano una triste verità: ci si può sentire soli anche in mezzo alle persone. Spesso ci circondiamo di gente sbagliata al posto di considerare chi ci accetta per quello che siamo.

La ragazza capisce pure che non deve scappare dai problemi, aggirando l’ostacolo o mentendo; può risolvere la situazione soltanto affrontandoli e parlando onestamente, esprimendo i propri sentimenti e i propri desideri agli altri. In tal caso, lo steccato che costruisce per tenere lontani i vivi assume un significato differente: non è più un paletto che le viene imposto per proteggerla, bensì un modo per fuggire dalle proprie responsabilità e da ciò che prova. Tenersi tutto dentro non è mai la soluzione.

Ci sono anche altri personaggi interessanti e per nulla banali: la taccola Jack, che riesce a farsi capire senza parole e che torna sempre da Marinka, oppure la Casa Yaga, che cerca di tutelarla e di assecondarla.

 

In conclusione, La Casa che mi porta via è un romanzo che merita di essere letto da grandi e piccini, per le profonde riflessioni e per il messaggio positivo che trasmette.
Lo consiglio a chi cerca una storia coinvolgente ed emozionante, tra il fantasy alla Stardust e le leggende popolari slave, a chi ha apprezzato opere come Il Castello Errante di Howl o Coraline e a chi non è ancora riuscito a trovare la propria strada.

 

Voto: ★★★★★

Iniziato il: 14/03/2019 • Finito il: 16/03/2019

 

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la casa che mi porta via.jpg

L’immagine è stata presa da Amazon ed è a solo scopo illustrativo. Nessuna violazione del copyright intesa.

 

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