Il Mio Ragazzo Girasole

Avevo cinque anni quando mi ero persa e avevo trovato un unico girasole in un campo desolato. Era estate e mi ero allontanata dai miei genitori per rincorrere una farfalla. “Anche tu sei solo?” gli avevo chiesto, facendo piovere con le mie lacrime. Avevo asciugato delicatamente i suoi piccoli petali gialli come faceva la mia mamma mentre piangevo. “Vuoi essere mio amico? Io non ho amici…” Un gatto aveva cercato di strapparlo, ma io l’avevo protetto con il mio corpo; un graffio era comparso sul mio braccio destro. L’animale se n’era andato e io mi ero addormentata. Quando avevo riaperto gli occhi, un bambino mi aveva sorriso stringendo in mano un girasole e aveva annuito; con l’arrivo dei miei genitori era scomparso. L’estate successiva e pure quella dopo l’avevo cercato da quelle parti, senza successo, per poi dimenticare i tratti del suo volto. Forse l’avevo soltanto sognato, mi ero detta.
Aspettai il mio ragazzo seduta su una sedia, la banchina della stazione deserta. Aveva deciso di portarmi nel luogo del nostro primo incontro.
“Sei in ritardo!” lo ammonii, gonfiando le guance per fingermi arrabbiata.
Rise. “Scusami,” disse, grattandosi i capelli leggermente spettinati.
“Tu credi nel destino?” mi chiese mentre saliva sul treno, volgendomi le spalle.
“No. E tu?”
Annuì. “Ti ho trovata. Quella volta mi hai salvato, ora spetta a me proteggerti,” rispose e mi strinse a sé, sorridendomi con in mano un piccolo girasole. Il suo sorriso mi irradiò come quel meraviglioso fiore.

 

sunflower

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