Recensione #5 – La Città Incantata

La Città Incantata è un film d’animazione giapponese scritto e diretto da Hayao Miyazaki, prodotto dallo Studio Ghibli. È tratto dal romanzo fantasy Il meraviglioso paese oltre la nebbia di Sachiko Kashiwaba; in Italia è stato pubblicato da Kappa Edizioni.

 

Chihiro è una bambina di dieci anni costretta a trasferirsi in una nuova città. Quando il padre prende una strada sbagliata per raggiungere la nuova casa, la famiglia si ritrova davanti a un tunnel di cartapesta. I genitori della piccola, incuriositi, decidono di attraversarlo; pur avendo paura, Chihiro li segue per non dover rimanere ad aspettarli in auto. Il cunicolo li conduce in quello che sembra un parco dei divertimenti abbandonato. La famiglia prosegue il suo cammino nella radura desolata, supera il letto di un fiume prosciugato e arriva in una città di soli ristoranti e locali. I genitori della bambina si abbuffano, mentre lei, contrariata, perlustra la zona e si imbatte in un’imponente struttura termale. Sul ponte incontra un ragazzino, Haku, che le ordina di fuggire; Chihiro torna dai suoi genitori, che si sono trasformati in maiali, scappa impaurita e scopre che il fiume è in piena. La bambina sta scomparendo, quindi Haku le fa mangiare un cibo di quel luogo, il mondo degli spiriti. Decisa a salvare i suoi genitori, Chihiro deve rimanere in città e chiedere di poter lavorare…

 

La Città Incantata è una fiaba di formazione: all’inizio del film Chihiro si presenta come una bambina paurosa e un po’ musona per poi maturare e diventare una bambina più coraggiosa, più forte e più raggiante. La sua avventura nella città degli spiriti le è servita a cambiare; affrontando innumerevoli prove senza il sostegno dei suoi genitori, riesce a sconfiggere le proprie paure e scopre valori come l’amicizia e l’amore, i rischi che si corrono per salvare i propri cari e l’importanza della vita stessa.
Il personaggio di Chihiro evolve in modo graduale e spontaneo, simboleggiando il passaggio da una fase importante dell’esistenza umana a un’altra. Nel mondo degli spiriti la piccola deve prendere delle decisioni importanti, darsi da fare e lavorare, vestendo così i panni di una persona adulta. Dimostra persino di avere una determinazione straordinaria – per esempio, non si lascia scoraggiare quando Kamaji, l’uomo delle caldaie, si rifiuta di darle un lavoro.
La protagonista di questo film non è la classica eroina che salva il mondo dalla strega cattiva, è soltanto una bambina che riesce a insegnare – e insegnarci – qualcosa.
Dunque è impossibile non affezionarsi a Chihiro; la piccina è riuscita a farsi voler bene persino da alcuni spiriti, scoprendo in loro dei nuovi e fidati amici.

Questo lungometraggio animato è anche una critica a una società consumistica e avida (l’ingordigia dei genitori che li trasforma in maiali; l’ipocrisia della proprietaria dei bagni termali, che tratta bene un cliente soltanto perché è apparentemente ricco e tratta in modo sgarbato uno spirito del cattivo odore, che è in realtà lo spirito di un fiume inquinato; i dipendenti che si lasciano comprare dall’oro effimero dell’ingordo Senza-Volto, il cliente che viene servito e riverito da tutti, tranne che da Chihiro;  la violenza distruttiva che scaturisce da un affetto non ricambiato), nonché troppo legata ai doveri come il Giappone – nel mondo degli spiriti tutti devono lavorare e rendersi utili per non farsi trasformare in animali da Yubaba, la perfida strega che gestisce le terme.

La Città Incantata ci insegna a essere più coraggiosi e ad affrontare le nostre paure, a non giudicare gli altri dall’aspetto esteriore o dalle apparenze, ad aprire il nostro cuore, a non perdere di vista le cose importanti per inseguire le cose materiali ed effimere, a non essere avidi ed egoisti, a maturare restando un po’ fanciulli dentro – ingenui e puri di cuore.
È un film adatto soprattutto alle persone adulte in quanto un bambino perderebbe molte delle sfumature della narrazione, concentrandosi solo sui personaggi e sull’azione; a tal proposito, sono contenta di averlo guardato a 26 anni e non a 10 anni.

L’accurata attenzione ai dettagli dei personaggi sul piano grafico e la colonna sonora delicata e magistrale impreziosiscono una sceneggiatura già di per sé perfetta. Non vi sono buchi nella trama, elementi imprecisi o poco accattivanti, è tutto ben congegnato.
I personaggi sono alquanto bizzarri, anche nelle loro sembianze:  Kamaji, l’uomo delle caldaie, che sembra un ragno umanoide, Yubaba, la sovrana del mondo degli spiriti, che ha una testa molto grande e un corpo maestoso, come se fosse la caricatura di una strega, gli spiriti di carta. E c’è persino lo spirito del ravanello!
Ritroviamo anche delle vecchie conoscenze: gli spiriti della fuliggine, aiutanti di Kamaji, sono presenti nel film “Ghibli” Il Mio Vicino Totoro.

 

In conclusione, ritengo che La Città Incantata sia un piccolo capolavoro dell’animazione giapponese, uno dei migliori film dello Studio Ghibli. Pur essendo convinta che fosse diverso, non mi ha delusa e si è rivelato persino migliore di quanto mi aspettassi. Consigliato!

 

3 pensieri su “Recensione #5 – La Città Incantata

  1. Pingback: Tag: I preferiti del mese (2) | stellinapunk

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...